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Scuola, primo giorno con proteste

Il primo giorno della “nuova scuola” voluta da Mariastella Gelmini sarà ricordato come “rumoroso”. E non per il vociare e il calpestio dei tre milioni di studenti attesi oggi al ritorno in aula, ma per l’onda montante della protesta e della rabbia degli insegnanti precari penalizzati dalle scelte del ministro dell’Istruzione, che ha inaugurato l’anno scolastico al Policlinico Gemelli di Roma, fra i piccoli malati.

Ed anche per il “rumore” suscitato dalla scuola di Adro, dipinta di verde e ornata ovunque dal simbolo padano del Sole delle Alpi. Che la Gelmini difende: “Si protesti anche quando a scuola entrino per i simboli della sinistra”.
Si riparte nel Lazio, in Calabria, in Lombardia, Piemonte, Umbria, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Veneto. In provincia di Trento l’attività didattica è ripartita il 9 settembre, dopodomani toccherà a Toscana, Sardegna e Campania. Entro il 20 settembre, quando suonerà la campanella in Puglia, Abruzzo e Liguria, tutti gli studenti italiani saranno di nuovo in classe. In tutto, entrò lunedì prossimo, torneranno a scuola quasi 8 milioni di ragazzi e oltre 700mila docenti.
Gelmini: “Insegnanti raccolgano sfida”. “La sfida della riforma deve essere raccolta innanzitutto dagli insegnanti per rendere la scuola davvero un’istituzione d’eccellenza e per restituire a questa realtà la giusta considerazione e il giusto valore”. Così il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a margine dell’inaugurazione dell’anno scolastico al Policlinico Gemelli. “Rispetto tutti coloro che protestano – prosegue il ministro -, ma sul piano dei precari ho già risposto. Dopo di che con quest’anno la scuola mette al centro gli studenti”. Il ministro, comunque, ribadisce che per assorbire i 220mila precari presenti in graduatoria occorreranno “7-8 anni”. Ma saranno aperte “finestre” per assunzioni riservate alle “eccellenze”: gli “studenti migliori che si laureeranno e abiliteranno con i nuovi percorsi nei prossimi anni”. Pungolato sulla scuola di Adro, dipinta di verde e costellata di simboli leghisti, Mariastella Gelmini chiede che si protesti anche quando in classe entrano i simboli della sinistra. “Il sindaco di Adro ha specificato che il simbolo del Sole delle Alpi è stato scelto non perché simbolo della Lega Nord ma perché appartenente all’iconografia del Comune. Dico solo – aggiunge il ministro – che comunque è sempre un fatto importante quando enti pubblici decidono di investire nella scuola e nell’edilizia scolastica. E poi aggiungo che mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato in queste ore con il sindaco di Adro lo facessero per coerenza anche le molte volte in cui sono simboli della sinistra a entrare in classe”.
La sfida degli studenti. Ieri a Messina i precari hanno rinvaso per alcune ore l’embarcadero delle navi traghetto in servizio sullo Stretto. E oggi gli studenti intendono dar loro manforte, sfruttando proprio quelle competenze tecnologiche a cui tanto tiene la Gelmini. La parola d’ordine degli studenti organizzati in Rete è flash mob. Spiega Sofia Sabatino, portavoce della Rete degli studenti: “Partiremo con una protesta che non darà respiro al ministro Gelmini e alla sua opera distruttiva: saremo davant alle nostre scuole con dei caschetti gialli da lavoro, per proteggerci la testa dalle macerie che la Gelmini e Tremonti hanno causato e daremo inizio alla nostra ricostruzione”. Le prime scuole interessate dall’iniziativa sono a Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani), Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena). Si proseguirà a Bologna il 14 (istituto tecnico Aldini), a Palermo il 15 (Vittorio Emanuele III), il 16 a Caltanissetta e il 25 a Lentini’. Gli studenti delle associazioni anti-Gelmini hanno continuato la loro mobilitazione ritrovandosi alle 15,30 per un sit-in a Roma davanti al Ministero dell’Istruzione. Qui hanno lanciato pubblicamente la mobilitazione studentesca dell’8 ottobre, che aprirà “l’autunno caldo” della scuola. L’intenzione è di non dare “tregua a questo governo – dice Monica Usai, dell’Unione degli studenti -. Saremo in prima linea contro i tagli agli organici e al piano di offerta formativa, per opporci all’idea della Gelmini di una scuola svuotata di senso, fabbrica di precarietà e individualismo”. Per questo nel primo giorno di scuola portiamo “avanti le nostre battaglie assieme agli insegnanti, ai precari, ai genitori e a tutti coloro che hanno a cuore la scuola pubblica italiana”.
Di Pietro. “Confermato ‘no’ a tavolo precari”. Prima degli studenti, già stamane davanti al ministero si è presentato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, insieme ad altri parlamentari del suo partito, per protestare e invitare alla mobilitazione contro la riforma. Ricevuto dal sottosegretario Giuseppe Pizza, dopo qualche ora il leader Idv comunica ai giornalisti che il Ministero dell’Istruzione ha confermato il suo ‘no’ a un tavolo di trattativa con i rappresentanti dei precari. “Abbiamo insistito a lungo – riferisce Di Pietro -. Il sottosegretario ha preso un solo impegno: riferire al ministro Gelmini la nostra richiesta. Ma il ministro ha già detto ‘no’ e conseguentemente…”.
Lazio, verso accordo sui precari. Difende la Gelmini il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “La scuola italiana si sta trasformando e sta andando verso criteri più meritocratici, con una maggiore attenzione alla qualità dello studio. Questo ovviamente crea tensioni e problemi, ma sono convinto che il ministro Gelmini sia perfettamente in grado di guidare la scuola italiana verso la strada giusta”. Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: “Siamo consapevoli delle difficoltà degli insegnanti in stato di precariato e insieme al ministero dell’Istruzione siamo impegnati a trovare una soluzione”. Conferma l’assessore alla scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio: “Ho avuto un incontro con il ministro Gelmini e la presidente Polverini. So che è in via di definizione un accordo con la Regione Lazio per i precari”. Ben diverso il tono delle dichiarazioni del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “Uno dei giorni di riapertura delle scuole italiane più brutti dal dopoguerra. Meno soldi, meno aule, meno personale: a Roma e provincia i tagli al personale docente e non docente, saranno pesantissimi: 300 unità per le scuole elementari, 100 per le medie e addirittura 700 per le superiori. Il più grande licenziamento di massa mai operato da un governo che va a colpire l’educazione dei nostri figli e il futuro del nostro paese”.
Zaia: “Capire se strada è giusta”. Inaugurando l’anno scolastico, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia sottolinea come “tutti dobbiamo riflettere sul fatto che per la scuola questo sarà un anno di svolta e di verifica delle riforme che sono state recentemente introdotte dal Governo. Sono certo che ognuno darà il suo costruttivo contributo e che alla fine avremo elementi importanti per capire se la strada intarpresa è quella giusta”. Da Rosarno replica il presidente della giunta regionale calabrese, Giuseppe Scopelliti: “Da qui la scuola insieme alla Regione investe sulla legalità e sulla integrazione. Scuola e istituzioni devono fare squadra perché sennò non si cresce tutti insieme. Se non facciamo rete rallentiamo i processi di crescita sociali e culturali della regione. La scuola assolve un ruolo importante di aggregazione e di crescita ma noi abbiamo anche fatto qualcosa in questa direzione, noi siamo stati la prima Regione che ha cercato di dare delle risposte ai precari della scuola”.