Roma, 6 giu. (askanews) – Truong My Lan è un nome che, probabilmente, dice poco alle cronache italiane. Ma in Vietnam è al centro di una vicenda particolarmente delicata. Parliamo di una delle donne d’affari più importanti e influenti del paese del Sudest asiatico che, in questo momento, è nel braccio della morte dpo essere stata condannata alla pena capitale per un caso di truffa valutato ben 11 miliardi di euro.

Lan, 67 anni, si sta battendo per salvarsi la vita, ha proposto appello contro la sentenza. Ma oggi – secondo quanto ha scritto il giornale Tuoi Tre – le sue speranze sembrano diventate più vaghe. La polizia vietnamita ha infatti notificato la fine delle indagini su un altro caso di frode, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro contro di lei e contro altri 33 presunti complici. Nel mirino operazioni condotte dalla sua compagnia immobiliare – il Gruppo Van Thinh Phat – attraverso la Saigon Commercial Bank (SCB).

Secondo le conclusioni raggiunte dalla polizia, Truong My Lan e i suoi complici avrebbero emesso 25 pacchetti di obbligazioni fittizie, senza garanzie, che attualmente non sono in grado di essere rimborsate. Il valore totale di questi pacchetti di obbligazioni è di oltre 30.869 miliardi di dong vietnamiti (1,1 miliardi di euro), solo in minima parte poi onorati, con 35mila investitori lasciati a secco.

Le indagini avrebbero inoltre determinato che Truong My Lan è la mente dietro un’organizzazione di riciclaggio di denaro per un totale di oltre 445.000 miliardi di dong (16,1 miliardi di euro). Di questi, oltre 415.000 miliardi di dong (15 miliardi di euro) proverrebbero da fondi ottenuti tramite appropriazione indebita dalla SCB Bank e 30.000 miliardi di dong (1,08 miliardi di euro) da frode per appropriazione indebita. Ancora, la tycoon è accusata assieme ai complici di aver esportato all’estero, in violazione delle norme, valuta per 106.000 miliardi di dong (3,8 miliardi di euro). Mentre, in direzione opposta, Lan avrebbe fatto entrare nel paese oltre 2,7 miliardi di euro. Il trasferimento di denaro dal Vietnam all’estero e viceversa è stato effettuato attraverso contratti fittizi di compravendita di azioni, conferimenti di capitale, contratti di consulenza o prestiti.

Queste accuse si innestano sulle precedenti accuse che hanno portato alla condanna a morte di Lan. Secondo la sentenza, la businesswoman avrebbe detenuto il 91,5% delle azioni di SCB Bank tramite prestanome. Aveva così modo di manovrare i manager della banca di Saigon in modo da muovere i propri fondi illegali in maniera del tutto senza controllo. Inoltre, la tycoon avrebbe anche spinto a corrompere gli ispettori della Banca centrale che erano stati incaricati di indagare sulla SCB Bank con mazzette milionarie in termini di euro.

Dopo l’arresto a ottobre 2022 della donna d’affari, la banca è stata messa sotto il controllo della Banca centrale. Lan ha chiesto in appello di rivedere le accuse per le quali è stata condannata alla pena capitale. Ma le nuove accuse rischiano di pesare anche su questa istanza.