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VIDEO | Referendum sulla giustizia, Barbero: “Con la riforma il governo potrà dare ordini ai magistrati. Come in uno Stato autoritario”

PoliticaVIDEO | Referendum sulla giustizia, Barbero: “Con la riforma il governo potrà dare ordini ai magistrati. Come in uno Stato autoritario”

ROMA – Sono bastati poco più di quattro minuti allo storico Alessandro Barbero per intervenire nel dibattito sul referendum sulla giustizia, voluto dal governo Meloni, e spiegare pubblicamente perché voterà No. Un intervento che ha avuto grande diffusione e che si distingue per l’approccio storico-istituzionale più che per la polemica politica. Il video è stato inviato dallo stesso storico al Comitato ‘Società civile per il no’ che lo ha pubblicato sul suo canale Youtube.

Barbero ha chiarito innanzitutto perché ha esitato a lungo prima di prendere posizione: “Ci ho messo un po’ a decidere di intervenire sul referendum perché è diventato terreno di scontro politico e io sono uno storico e un uomo di sinistra, per cui è evidente a tutti che voterò No: che bisogno ci sarebbe di dirlo”. Analizzando però il contenuto della riforma, lo storico ha ritenuto necessario intervenire per chiarire alcuni punti che, a suo avviso, sono stati presentati in modo fuorviante nel dibattito pubblico. Il primo riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: “Intanto il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. La separazione di fatto c’è già”. Barbero ha, infatti, ricordato che già oggi il magistrato, all’inizio della carriera, sceglie se svolgere la funzione di giudice o di pubblico ministero e può cambiare ruolo una sola volta nella vita, “evenienza piuttosto rara”.

Il nodo centrale della riforma sarebbe secondo lo storico invece un altro: “La verità è che al centro della riforma c’è la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura così come era stato voluto dall’Assemblea Costituente. il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. Cioè fa qualcosa che prima, sotto il regime fascista, faceva il ministro della giustizia. Era il ministro, cioè il governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava. I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo. Per questo la Costituzione prevede che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari, eletti dai colleghi, e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento”. Il CSM sottolinea “è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo, ma sarà libera nelle sue scelte. Non dovrà obbedire agli ordini”.

Secondo Barbero, i Costituenti avevano ben chiaro che la separazione dei poteri è una garanzia fondamentale per i cittadini: “Il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo”.

La riforma, invece, prevede lo sdoppiamento del CSM, la creazione di un organo disciplinare separato e, soprattutto, il sorteggio dei membri togati: “La riforma prevede che i membri magistrati, che finora erano eletti dai colleghi, siano tirati a sorte. A me sembra che organismi in cui i magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore”.

Il rischio, conclude Barbero, è quello di un ritorno a un controllo politico sulla magistratura: “Di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Da qui la sua scelta finale: “Per questo voterò No. E ho deciso che aveva senso provare a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò”.
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