Separazione tra sicurezza e produzione costa cara alle imprese del Belpaese
Il tessuto imprenditoriale italiano delle piccole e medie imprese sta attraversando una fase critica caratterizzata da significative perdite economiche. I dati più recenti evidenziano come circa il 70% delle PMI nazionali stia registrando un calo dei margini di profitto compreso tra il 15% e il 20% del potenziale economico complessivo. La causa principale di questa emorragia finanziaria risiede in un approccio gestionale obsoleto che mantiene rigidamente separati i comparti di sicurezza, qualità e produzione.
La problematica assume contorni particolarmente preoccupanti quando si considera che la maggior parte delle aziende continua a percepire la sicurezza sul lavoro come una mera voce di costo anziché come elemento strategico del processo produttivo. ‘Nella mia esperienza trentennale ho potuto constatare come la maggioranza delle imprese consideri ancora la sicurezza un peso economico aggiuntivo piuttosto che una componente fondamentale della produzione’, dichiara Mario Bonsegna, esperto in Business Safety Coaching. ‘Ho osservato personalmente come sprechi e inefficienze si propaghino in tutti i reparti senza che nessuno riesca a cogliere le interconnessioni tra questi fenomeni’.
Questa mentalità rivela una lacuna strutturale profonda nel sistema produttivo nazionale: la mancanza di una visione sistemica nella gestione aziendale. Spesso il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione viene relegato ai margini dell’organizzazione, nonostante la legislazione vigente gli attribuisca un ruolo trasversale rispetto all’intera struttura dirigenziale. Tale emarginazione genera un circolo vizioso dove ogni reparto persegue obiettivi isolati, perdendo la prospettiva globale indispensabile per l’ottimizzazione complessiva.
‘La finalità della sicurezza deve focalizzarsi unicamente sulla prevenzione degli infortuni’, continua Bonsegna. ‘Per conseguire questo risultato serve una figura professionale che sappia muoversi con competenza specifica in tutti i settori, individuando le disfunzioni operative. Quando si manifestano fermi macchina ripetuti, micro-infortuni al personale o perdite di fluidi, si stanno sprecando tempo e denaro. L’esame congiunto di questi problemi dal punto di vista qualitativo e della sicurezza consente di identificare i punti di intervento più efficaci’.
Il sistema tradizionale di controllo gestionale, basato esclusivamente su dati amministrativi, mostra tutta la sua inadeguatezza nel comprendere le reali dinamiche operative aziendali. Le informazioni numeriche raggiungono i vertici decisionali con un ritardo di circa quarantacinque giorni rispetto agli eventi reali, rendendo impossibile qualsiasi correzione tempestiva. In questo intervallo temporale, inefficienze e dispersioni continuano a erodere i margini di redditività.
Gli specialisti del settore propongono l’adozione di indicatori di performance integrati che valutino contemporaneamente parametri di sicurezza, qualità e produzione. ‘Occorre fornire alla dirigenza un sistema di monitoraggio fondato su dati derivanti da indici ponderati’, sottolinea l’esperto. ‘Informazioni che comunichino in modo chiaro se l’azienda si sta dirigendo verso situazioni critiche oppure se sta performando bene, indicando anche dove accelerare certi processi per ottimizzare i tempi e aumentare la redditività’.
L’integrazione di questi aspetti non costituisce soltanto una questione di efficienza operativa, ma rappresenta una necessità competitiva ineludibile. Le organizzazioni che continuano a operare secondo logiche dipartimentali rischiano di essere sorpassate da concorrenti più agili e strutturati. Le tecnologie attuali mettono a disposizione strumenti sofisticati per la raccolta di dati in tempo reale da ogni processo aziendale, ma resta cruciale la capacità di interpretare queste informazioni e trasformarle in strategie operative concrete.
‘Il futuro imprenditoriale non si fonda sull’aumento del volume di fatturato, ma sull’ottimizzazione dei margini derivanti dal fatturato attuale’, conclude Bonsegna. ‘Questo traguardo è conseguibile solo attraverso un controllo preventivo e coordinato di tutti i processi aziendali, dove la sicurezza si integra completamente nell’attività produttiva anziché rappresentare un’aggiunta’.
La sfida per le piccole e medie imprese italiane presenta dunque una duplice natura: superare le resistenze culturali verso metodologie integrate e investire in competenze professionali capaci di coordinare le diverse funzioni aziendali. Le organizzazioni che riusciranno a portare a termine questa trasformazione potranno godere di vantaggi competitivi considerevoli, mentre quelle che manterranno l’approccio frammentato rischiano di vedere progressivamente compromessa la propria posizione nel mercato di riferimento.

