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Zero Dark Thirty

Il film di Kathryn Bigelow, più che un film patriottico sull'esecuzione di Osama Bin Laden, è una lucida fotografia della caccia all'uomo che ha ossessionato il mondo. La caccia a Bin Laden ha impegnato l'America nel corso di un decennio e di due mandati presidenziali. Questa è la storia di Maya, giovane ufficiale della CIA, che non si è lasciata fermate dai giochi di potere né dallo scetticismo dei superiori ed è uscita nell'impresa storica di trovare l'ago che pareva svanito nel nulla all'interno di uno dei pagliai più fitti, complessi e lontani dagli uffici di Washington che si potessero immaginare. Ci sono state polemiche su questo film, perché è stato considerata un'opera a favore della tortura.

Il film di Kathryn Bigelow, più che un film patriottico sull’esecuzione di Osama Bin Laden, è una lucida fotografia della caccia all’uomo che ha ossessionato il mondo. La caccia a Bin Laden ha impegnato l’America nel corso di un decennio e di due mandati presidenziali. Questa è la storia di Maya, giovane ufficiale della CIA, che non si è lasciata fermate dai giochi di potere né dallo scetticismo dei superiori ed è uscita nell’impresa storica di trovare l’ago che pareva svanito nel nulla all’interno di uno dei pagliai più fitti, complessi e lontani dagli uffici di Washington che si potessero immaginare. Ci sono state polemiche su questo film, perché è stato considerata un’opera a favore della tortura. In realtà il film non ha l’intenzione di prendere una posizione politica e raccontare la vicenda attraverso questa, ma vuole solo mostrare come sono andate veramente le cose durante la caccia all’uomo più importante della storia.  Il personaggio principale, Maya, solo vagamente ispirato alla realtà, rappresenta tutte le persone che hanno combattuto questa battaglia. La protagonista con la sua ossessiva missione rappresenta un’intera nazione nella sua lunga e sofferta strada per una sete irrefrenabile di vendetta. Le lacrime finali, il suo senso di liberazione, sono lo stato d’animo di un intero popolo che adesso è davvero costretto a guardare avanti. Molto si è parlato e molto si parlerà di come gli americani abbiano voluto raccontare l’uccisione di Bin Laden, e molto si discuterà sull’opportunità dell’uso della tortura e sulla sua efficacia. Eppure da questo film rifugge la spettacolarizzazione della guerra o la tensione del cinema per preferirgli il passo calmo del thriller politico, quello che emerge è sopratutto la disumana determinazione di una ragazza di fronte al mondo degli uomini.

Margherita Diurno

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