Roma inarrestabile, il Napoli non molla!
1 Novembre 2013
A Capaccio – Paestum la Scuola di Alta specializzazione per il settore turistico
4 Novembre 2013

Sole a Catinelle

Lanciato verso nuove mirabolanti avventure, l'italiano medio - ma diciamo pure mediocre - di Checco Zalone ritorna in un numero spropositato di sale, ben 1.200, per imporre tutta la sua carica parodistica sui vizi e sulle lordure della penisola. Il personaggio è sempre lo stesso: ignorante, rozzo, materialista, stavolta con figlioletto al seguito, dotato di sensibilità e cultura nettamente superiori, che lui vuole battezzare nell'arte del turpiloquio, secondo un modello di palese "contro-educazione". In viaggio con papà, mentre la mamma è impegnata in accese lotte sindacali per il rilancio di una fabbrica tessile, il bambino assiste ai notevoli sfoggi di cialtroneria che permettono al genitore d'integrarsi in contesti socio-economici teoricamente irraggiungibili, sempre con quello spirito leggero e disimpegnato che si concentra solo su se stesso.

Lanciato verso nuove mirabolanti avventure, l’italiano medio – ma diciamo pure mediocre – di Checco Zalone ritorna in un numero spropositato di sale, ben 1.200, per imporre tutta la sua carica parodistica sui vizi e sulle lordure della penisola. Il personaggio è sempre lo stesso: ignorante, rozzo, materialista, stavolta con figlioletto al seguito, dotato di sensibilità e cultura nettamente superiori, che lui vuole battezzare nell’arte del turpiloquio, secondo un modello di palese “contro-educazione”. In viaggio con papà, mentre la mamma è impegnata in accese lotte sindacali per il rilancio di una fabbrica tessile, il bambino assiste ai notevoli sfoggi di cialtroneria che permettono al genitore d’integrarsi in contesti socio-economici teoricamente irraggiungibili, sempre con quello spirito leggero e disimpegnato che si concentra solo su se stesso.

Per il suo terzo film Checco Zalone va dritto al punto e per la prima volta mette il tema sociale (anzi socio-economico) al centro della storia. Più che una notazione cronachistica questa è l’unica rottura nello schema e nel linguaggio della commedia “da-comico-televisivo” che si nota in “Sole a catinelle”. Mentre di solito film di questo tipo puntano alla struttura della commedia romantica innocua, relegando un’idea di attualità al massimo ad un paio di battute (del resto questo accadeva anche nei precedenti film di Zalone), “Sole a Catinelle” mette un imprenditore pieno di ottimismo e debiti, fiducioso della sicurezza dei suoi assegni postdatati, dei suoi finanziamenti e del fatto che tanto nessuno riuscirà mai davvero a fargli pagare i suoi debiti, nella solita girandola sentimentale. E’ però il figlio questa volta il cuore romantico del film e, per fortuna, molto meno calcato del solito. In questo film, la comicità è piuttosto efficace, e le risate abbondano: l’umorismo attinge alla bassezza di certi sentimenti popolari, rispecchiandone i lati più ambigui e declinandosi come una sorta di sfogo collettivo.

Margherita Diurno

 

Comments are closed.