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“L’economia giusta” di Edmondo Berselli

Edmondo Berselli, editorialista de 'L'Espressò e di 'Repubblica', direttore per sei anni della rivista del Mulino, muore l'11 aprile 2010. Ci lascia però con un volume, "L'economia giusta", in cui affronta il tema della ricerca di nuove strade in tempo di crisi globale. La mancanza di alternative, dopo l'imbroglio liberista, riguarda il fatto di doversi abituare all'idea che saremo "più poveri".

Edmondo Berselli, editorialista de ‘L’Espressò e di ‘Repubblica’, direttore per sei anni della rivista del Mulino, muore l’11 aprile 2010. Ci lascia però con un volume, “L’economia giusta”, in cui affronta il tema della ricerca di nuove strade in tempo di crisi globale. La mancanza di alternative, dopo l’imbroglio liberista, riguarda il fatto di doversi abituare all’idea che saremo “più poveri”. Perché la scelta – ammonisce Berselli – “é fra essere poveri nella consapevolezza della propria condizione storica e antropologica, da un lato e, dall’altro, essere poveri nell’assoluta inconsapevolezza di ciò che avvenuto, nella sorpresa dell’indicibile, e quindi soggetti a tutte le frustrazioni possibili”. Per Berselli è ora di costruire una cultura, “forse non della povertà bensì della minore ricchezza. Di un benessere più limitato, e sapendo che questo minor benessere si ripercuoterà su ogni aspetto della nostra vita”. Insomma una visione dell’economia che recuperi “una via cristiana” alla crisi. E non è un caso che il libro di Berselli si apra con una citazione di Marx alla quale ne segue subito un’altra tratta dall’esordio dell’enciclica ‘Rerum Novarum’ di Leone XIII. Perché la storia insegna che alle spalle dell’Europa, pressata dagli Usa e dal rampantismo cinese, c’é “un passato di redistribuzione, quel sistema realizzato dalle democrazie cristiane e dalle socialdemocrazie europee. Che non riuscirà a innescare di nuovo la crescita ruggente all’americana, ma proverà – scrive l’autore – a resistere agli scossoni dell’economia”. Questa è la strada, avverte. Tra il monetarismo spinto, nell’attesa della crescita che verrà, e una visione collettiva più prudente con la quale abituarsi agli “attriti” della crescita lenta, Berselli sceglie quest’ultima. “Dovremo adattarci – scrive – ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l’abitudine”. Se il mondo occidentale andrà più piano, “anche tutti noi dovremo rallentare. Proviamoci con un po’ di storia alle spalle, con un po’ di intelligenza e di umanità davanti”.

Maria Colorito