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“Impero”: Alberto Angela torna nell’antica Roma

Con il suo primo romanzo, 'Una giornata nell'antica Roma' (bestseller Mondadori da oltre 400 mila copie e traduzioni in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, giapponese e coreano) ci aveva guidato per 24 ore tra il Colosseo e il cuore dell'impero di Traiano, in un ipotetico martedì del 115 dopo Cristo. Ora Alberto Angela riparte dal giorno successivo, un mercoledì, per la sua seconda prova da romanziere che esce in questi giorni edito da Mondadori e Rai Eri.

Con il suo primo romanzo, ‘Una giornata nell’antica Roma’ (bestseller Mondadori da oltre 400 mila copie e traduzioni in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, giapponese e coreano) ci aveva guidato per 24 ore tra il Colosseo e il cuore dell’impero di Traiano, in un ipotetico martedì del 115 dopo Cristo. Ora Alberto Angela riparte dal giorno successivo, un mercoledì, per la sua seconda prova da romanziere che esce in questi giorni edito da Mondadori e Rai Eri.

“E’ il libro che avrei sempre voluto leggere e che ho spesso consigliato di scrivere”, racconta il paleontologo-conduttore, che come protagonista di questo racconto fitto oltre 500 pagine ha scelto un sesterzo di bronzo, moneta del valore di poco più di due euro, ma “veicolo straordinario perché passa di mano in mano”, dal marinaio al signore, dalla prostituta al filosofo fino al gladiatore. Frutto di tre anni di ricerche, il viaggio immaginario di Angela salpa da Roma, dove si tornerà più volte e dove assisteremo alla corse delle quadrighe al Circo Massimo, puntando prima verso il nord dell’Impero, tra la Londra tutta costruita in legno, la Provenza e le vigne del Mosella (dove si scopre che lo spumante lo inventarono i romani ben prima dei francesi). E poi ancora da Milano, già regno dello shopping delle belle romane, giù per la via Emilia “il più grande monumento che ci è stato lasciato”, con i suoi 80mila chilometri scanditi già al tempo da Statio e Mansio (gli equivalenti degli autogrill e motel) fino a Ostia. E poi in Spagna, tornando nella tentacolare e scandalosa Baia alle porte di Napoli, dove il vulcano Somma aveva ricoperto Pompei. E ancora Alessandria d’Egitto, dove la moneta entra in un prostribolo e ne esce per visitare le tombe dei faraoni in mano a un filosofo, puntando dritta al Mar Rosso e all’india. Un viaggio lungo più di due anni, durante il quale ogni elemento, vicenda, personaggio è vero, o al massimo verosimile, con numerosi dialoghi e persino barzellette ripresi da Ovidio, Marziale, Tacito e Giovenale. Si scopre così che Roma riuscì, quasi duemila anni fa, a realizzare il primo esempio di globalizzazione, in un impero che aveva un’unica lingua parlata ovunque, il latino, una sola moneta e dove, in ogni luogo, si poteva trovare lo stesso olio o la stessa tunica, magari con una stoffa tinta a est e cucita a ovest. Una società multietnica dove chiunque poteva diventare imperatore, con un altissimo tasso di alfabetizzazione e un ottimo codice legislativo e dove spesso le donne avevano molta più libertà di quella che possiamo immaginare. E tra barbari che sognano di diventare cittadini romani, legionari allenati come macchine da guerra, maghe pratiche del voodoo, ricche e viziate patrizie e un truffatore come Fronteius, che accumulò ricchezze tra appalti e clientelismo, anima di questo viaggio è Traiano: “il più grande imperatore di Roma”, il cui profilo campeggia sul sesterzio, “uomo umile e coraggioso, che portò l’impero alla sua massima espansione e ricchezza”. Molto di questo racconto, conclude Angela, “é rimasto fuori, con ben tre capitoli che ho dovuto tagliare. Chissà – conclude – magari saranno utili per un terzo romanzo”.

Maria Colorito