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Processo al processo. Giambattista Vico non può vincere

Giovedì 13 giugno, ore 12,30, Biblioteca "Alfredo De Marsico", Castel Capuano,  Salvatore Maria Sergio, tra i principi del Foro penale napoletano, caustico giornalista e scrittore, oltre che apprezzato pittore, poliedrico talento e grande mente, presenta il suo "Processo al processo. Giambattista Vico non può vincere", in questi giorni in libreria, presentato alla critica con un’arguta nota dall’editore Tullio Pironti. Un evento particolarmente atteso dal mondo forense e dalla nutrita schiera dei lettori di Sergio.
Dopo i saluti di Francesco Caia, presidente Consiglio Ordine Avvocati di Napoli, e di Flavio Zanchini, presidente Ente Morale Biblioteca "Alfredo De Marsico", presenteranno il libro: il prof. Gustavo Pansini, il sostituto procuratore della Repubblica presso Tribunale di Napoli, Maria Sepe; l'avv Patrizia Antonini.

Giovedì 13 giugno, ore 12,30, Biblioteca “Alfredo De Marsico”, Castel Capuano,  Salvatore Maria Sergio, tra i principi del Foro penale napoletano, caustico giornalista e scrittore, oltre che apprezzato pittore, poliedrico talento e grande mente, presenta il suo “Processo al processo. Giambattista Vico non può vincere”, in questi giorni in libreria, presentato alla critica con un’arguta nota dall’editore Tullio Pironti. Un evento particolarmente atteso dal mondo forense e dalla nutrita schiera dei lettori di Sergio.
Dopo i saluti di Francesco Caia, presidente Consiglio Ordine Avvocati di Napoli, e di Flavio Zanchini, presidente Ente Morale Biblioteca “Alfredo De Marsico”, presenteranno il libro: il prof. Gustavo Pansini, il sostituto procuratore della Repubblica presso Tribunale di Napoli, Maria Sepe; l’avv Patrizia Antonini.

“Giambattista Vico non può vincere!” Questa affermazione categorica quanto inquietante, racchiude l’obiettiva e pure amara conclusione alla quale Salvatore Maria Sergio giunge insieme all’avvocato Giuseppe Maria Galanti, personaggio principale del suo Processo al Processo”. Al Galanti lo lega l’amore per la Verità, il culto dell’Onestà, il disprezzo per il Potere corrotto e corruttivo, infido, gretto, prevaricatore, appiattente. No, Giambattista Vico, non può vincere in questa società inquinata, così come non vinse ai suoi tempi, penalizzato dal solito raccomandato di turno. Così come non può vedere onorate le sue ragioni Galanti e, per lui, il suo cliente, il giornalista Giuseppe Valletta, reo di aver osato rendere pubblici i soliti affarucci del solito politico faccendiere di turno. La narrazione del triste esito del concorso per l’assegnazione della cattedra di giurisprudenza provocato dalla prepotenza del potere di cui fu vittima il grande filosofo Giambattista Vico, è infatti il prologo di quella di un processo per diffamazione a mezzo stampa intentato da un “rappresentante del popolo” dall’onestà alquanto dubbia.
Il libro, che si preannuncia come un ennesimo successo di Sergio, viene dunque presentato proprio a Castel Capuano, teatro delle vicende narrate. E vi sarà sicuramente un gran discutere, perché il lavoro di Sergio inevitabilmente propone un’analisi cruda, realistica, attualissima, della società civile ed in particolare del mondo forense, così come era già all’epoca del Vico e come è oggi, ancora più degenere ed egualmente corrotta.
Processo al Processo ha sicuramente il merito di farsi leggere tutto di un fiato, e rileggere e rileggere ancora, grazie ad uno stile pulito e godibilmente descrittivo che mostra visibilmente al lettore i personaggi, le scene, gli accadimenti con impareggiabile maestria rappresentativa, senza risultare mai lento, costruito, né ripetitivo, ma conquistandone e riconquistandone frase per frase l’interesse e stimolando al tempo stesso la riflessione come il riso amaro, per la ridicola quanto pericolosa umana meschinità.
Pironti, attento editore, punta nuovamente su Salvatore Maria Sergio, sicuro di bissare i consensi riscossi dall’ Elogio dell’Avvocato, precedente fatica del valente e apprezzato scrittore. Evidente è l’efficacia della scrittura forgiata da capricciosa fantasia metaforica in “lingua mescidata”, il cui impiego “non è ghiribizzo letterario, bensì opprtunità espressiva” e caratterizzata dal sapiente impiego di frasi, locuzioni, lemmi che sembrano ereditati dalle fiabe di ser Giovanni Fiorentino, o dalle Piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola o, meglio, dal Pentamerone, ovvero il Cunto de li cunti, del gran Basile.
Sul palcoscenico del teatro della giustizia, raffigurato sapientemente da Sergio, attraversato da un’atmosfera ora imbevuta di dramma, ora comica, polemica, scherzosa, e al tempo stesso evocativa, appare in scena una folla colorata: ecco i principi del foro, i giudici “osservantissimi nella giurisprudenza”, gli azzeccagarbugli, i testimoni ambigui, i politici affaristi ed ancora altri rappresentanti delle umane debolezze o, peggio, delle altrettanto umane meschinità. E, nella penna di Sergio, la favola diventa arguta esplorazione del mondo forense di ieri, come di oggi.

Salvatore Maria Sergio, avvocato di notorietà nazionale, è stato ciò fondatore e segretario generale dell’Unione Camere penali italiane; Medaglia d’oro al Merito forense, vincitore Premio Diritto penale “E. Botti” e di quello di Eloquenza “N. Amore”. Giornalista, consigliere Ordine nazionale, elzevirista, critico letterario, inviato del “Roma”. Sommo esperto di Islamistica, ha ottenuto il “Prix Valadier”. Per Colonnese ha pubblicato: Storia minima del nobilissimo gioco degli scacchi, Viaggiatori, medici e letterati arabi a Napoli e nel Mezzogiorno, Donne in toga. Dal tempo di Roma antica al tempo nostri, per G.G. Adria, coautore di Rachid Boudjedra un grande scrittore algerino. Per Tullio Pironti, Elogio del l’avvocato.

Giovanni M. Lucianelli

 

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