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Pino Nazio racconta il sogno spezzato di Giuseppe

Il sogno spezzato di Giuseppe di Matteo. Il sogno di un bambino come tanti che voleva scoprire il mondo in sella al suo cavallo preferito. E che, dopo essere stato tenuto in ostaggio per 779 giorni, e' stato ucciso e sciolto nell'acido nel 1996. La sua unica colpa? Essere figlio di un boss di mafia traditore. Su di lui, un ragazzo innocente di tredici anni vittima della cattiveria dei grandi, si e' abbattuta una vendetta feroce.

Il sogno spezzato di Giuseppe di Matteo. Il sogno di un bambino come tanti che voleva scoprire il mondo in sella al suo cavallo preferito. E che, dopo essere stato tenuto in ostaggio per 779 giorni, e’ stato ucciso e sciolto nell’acido nel 1996. La sua unica colpa? Essere figlio di un boss di mafia traditore. Su di lui, un ragazzo innocente di tredici anni vittima della cattiveria dei grandi, si e’ abbattuta una vendetta feroce. Un terribile destino, infatti, ha colpito Giuseppe di Matteo figlio di Santino di Matteo, un killer al soldo dei corleonesi di Toto’ Riina per i quali ha ammazzato dieci persone. E che, dopo essere stato arrestato, ha deciso di collaborare con lo Stato rivelando per primo la verita’ sulla strage in cui salto’ in aria il giudice Falcone nel 1992. Una vicenda tragica che ora rivive nelle pagine di ‘Il bambino che sognava i cavalli – 779 giorni ostaggio dei corleonesi’ di Pino Nazio, inviato del programma Rai ‘Chi l’ha visto’ (Sovera Edizioni Euro 19,50), in libreria da domani. Nazio propone un romanzo-verita’ sul sequestro di Giuseppe, piccolo campione di salto che amava i cavalli, tenuto in prigionia per oltre due anni dal boss Giovanni Brusca, ucciso e sciolto nell’acido. Il libro, inoltre, offre uno spaccato sulla mafia, sui suoi intrecci con la finanza e con la politica, sul dominio dei Corleonesi di Toto’ Riina e sul contrasto dello Stato a Cosa Nostra. Scritto dopo un incontro tra Pino Nazio e Mezzanasca (questo il soprannome di Santino Di Matteo) ‘Il bambino che sognava i cavalli’ nasce dalla volonta’ di parlare di un fatto di cronaca che, per la ferocia che lo contraddistinse, impressiono’ molto l’opinione pubblica, ma che molto presto fu dimenticato e, quasi, rimosso.

Maria Colorito