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No – I giorni dell’arcobaleno

Nel 1988, il dittatore militare cileno Augusto Pinochet, a causa della pressione internazionale, è costretto a indire un referendum allo scopo di rimanere alla guida del paese. Il popolo dovrà decidere se far restare Pinochet al potere per altri otto anni. I leader dell'opposizione convincono un giovane e audace pubblicitario, di nome René Saavedra, a condurre la campagna per il NO. Con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo costante del dittatore, Saavedra e il suo team concepiranno un ambizioso progetto per vincere le elezioni e liberare il paese dall'oppressione.

Nel 1988, il dittatore militare cileno Augusto Pinochet, a causa della pressione internazionale, è costretto a indire un referendum allo scopo di rimanere alla guida del paese. Il popolo dovrà decidere se far restare Pinochet al potere per altri otto anni. I leader dell’opposizione convincono un giovane e audace pubblicitario, di nome René Saavedra, a condurre la campagna per il NO. Con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo costante del dittatore, Saavedra e il suo team concepiranno un ambizioso progetto per vincere le elezioni e liberare il paese dall’oppressione.

Il racconto cinematografico non si limita alla descrizione di un momento storico: è la parabola di René, che all’inizio è uno spacciatore di sogni a buon mercato, apolitico, con una coscienza sopita e sonnecchiante. Poi lo muove l’ambizione, più che l’altruismo o la volontà di fare il bene del suo paese. La sua reale motivazione, in contrasto con quella dei suoi committenti e di alcuni dei suoi collaboratori, è di realizzare un’altra campagna di successo che sancisca la consacrazione del suo genio. Gradualmente René si rende conto di avere mosso un meccanismo più grande, di avere toccati interessi forti e che le conseguenze del suo operato potrebbero mettere in pericolo se stesso e i suoi cari. Questo momento di riconoscimento è cruciale, perché lui ha ancora la sua via d’uscita: potrebbe rinunciare. Supera il punto di non ritorno quando comprende che la sua libertà è effimera e condizionata, un’illusione che gli ha dato il benessere, ma che basterebbe poco per perdere: una parola fuori posto, un minimo gesto che venga interpretato come ribellione da un poliziotto di brutto carattere e tutto potrebbe sparire.
La bravura di Gael García Bernal accompagna il personaggio in tutta la sua evoluzione. Lo sguardo incredulo del giorno della vittoria del referendum va oltre il credibile o il verosimile, è Vero.

Margherita Diurno

 

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