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L’ultima ruota del carro

Ernesto (Elio Germano) comincia a far l'autista di camion durante gli anni Sessanta. Occupandosi di trasporti, gira l'Italia in lungo e in largo, incontra gente di vario tipo e vive esperienze tragicomiche sullo sfondo dei cambiamenti socioculturali del paese. Dalle prime televisioni in bianco e nero all'avvento di Berlusconi in politica, Ernesto attraverso il finestrino del suo mezzo è testimone di quarant'anni di scandali, malaffare, sogni e speranze, rimanendo fedele alla moglie Angela (Alessandra Mastronardi), all'amico Giacinto (Ricky Memphis) e ai propri ideali.

Ernesto (Elio Germano) comincia a far l’autista di camion durante gli anni Sessanta. Occupandosi di trasporti, gira l’Italia in lungo e in largo, incontra gente di vario tipo e vive esperienze tragicomiche sullo sfondo dei cambiamenti socioculturali del paese. Dalle prime televisioni in bianco e nero all’avvento di Berlusconi in politica, Ernesto attraverso il finestrino del suo mezzo è testimone di quarant’anni di scandali, malaffare, sogni e speranze, rimanendo fedele alla moglie Angela (Alessandra Mastronardi), all’amico Giacinto (Ricky Memphis) e ai propri ideali.

“L’ultima ruota del carro”, un titolo che individua già la sensazione di umiltà di chi è abituato a stare dietro le quinte, in silenzio, a lavorare a testa bassa senza pretese né grandi ambizioni, se non quella di provare ad essere felice. Non è da tutti essere l’ultima ruota del carro: devi saper ascoltare, accettare, guardare senza vedere, sopportare, saper sorridere di fronte alle tragedie, sostenere, “campare” direbbero i nostri nonni. Ernesto è tutto questo messo insieme. Un uomo di una semplicità disarmante, l’italiano medio che guarda la corruzione ma non ha il coraggio di combatterla, e nel frattempo prova a vivere come può la sua vita avventurosa a bordo di un furgoncino che tutto attraversa.
Con “L’ultima ruota del carro“, film d’apertura all’8° edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Giovanni Veronesi abbandona lo stile leggero delle sue precedenti pellicole, approdando con uno script decisamente più profondo (scritto assieme a Ugo Chiti e Filippo Bologna), che con piacevole emotività attraversa ben 40 anni di storia italiana, passando dalla tragica morte di Aldo Moro al mondiale del 1982, fino alla Tangentopoli e l’ascesa di Forza Italia del ’94.
Narrando della storia vera dell’amico Fioretti (autista di produzione romano), Veronesi si lancia in una commedia agrodolce, raccontando con sapienza le varie sfaccettature di un’esistenza semplice, vissuta con tutte le complicazioni del caso, non priva di sacrifici ed umiliazioni.

 

Margherita Diurno

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