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L’ultima fuga di Vallanzasca

In occasione dell’uscita del controverso film di Michele Placido "Vallanzasca - Gli angeli del male" vi segnaliamo "L’ultima fuga. Quel che resta di una vita da bandito", scritto a quattro mani da Renato Vallanzasca e Leonardo Coen. Considerata l’opera definitiva sul Bel Renè, per la prima volta un detenuto è stato affidato al co-autore per lavorare fuori dalla cella raccontando in prima persona l’uomo che è oggi.

In occasione dell’uscita del controverso film di Michele Placido “Vallanzasca – Gli angeli del male” vi segnaliamo “L’ultima fuga. Quel che resta di una vita da bandito”, scritto a quattro mani da Renato Vallanzasca e Leonardo Coen. Considerata l’opera definitiva sul Bel Renè, per la prima volta un detenuto è stato affidato al co-autore per lavorare fuori dalla cella raccontando in prima persona l’uomo che è oggi.

Il libro ha suscitato forti polemiche dopo la sua pubblicazione.
 
 “Vallanzasca era un assassino. Film e libro inaccettabili”
Corriere della Sera
 
“Non vogliamo soldi né scuse. Via dal libro di Vallanzasca”
La stampa
 
“Mai accetteremmo di ricevere del denaro da parte di colui che ha sparso il sangue dei nostri cari”
Ansa
 
“Non ho nessuna vergogna di questa operazione editoriale, e nessun motivo per scusarmi”
Alessandro Dalai (La Stampa)

 
“In sette mesi e venti giorni ho bruciato la mia vita: dal luglio del 1976 al febbraio del 1977. Questo è quello che vorrei che capissero i ragazzini…Stiamo scrivendo un libro che è tutt’altro che l’apologia del mio passato, ma anzi vorrebbe essere una pietra tombale su quel che è stato il bel René. E magari la rinascita di una persona che, dopo avere fatto i conti col proprio personaggio, cerca in ogni modo di far conoscere il Renato di oggi”.
 
Lunedì 8 marzo 2010, ore 7.30, festa della donna. Che curioso incrocio del destino per il bel «René», il bandito che amava le donne e da loro era idolatrato. In una Milano sempre più meticcia e sempre meno vivibile, il sessantenne leggendario Renato Vallanzasca entra nel laboratorio di pelletteria Ecolab, in fondo a una strada periferica della zona Certosa. Braccato non più dalla polizia ma dai fotoreporter accorsi per immortalare la sua prima giornata di lavoro, l’ex capo della banda della Comasina maschera goffamente il suo imbarazzo. Sembra davvero un altro uomo, così diverso, così lontano dall’immagine spavalda e sanguinaria che le sue imprese hanno perpetuato, quando era pronto di lingua come di pistola. Un uomo in fuga dal suo passato. Intanto è già pronto il film Il fiore del male, girato a Milano e incentrato sulla sua vita. Ma da quando Vallanzasca scappò dall’oblò della cabina in cui era stato rinchiuso e la normalità dell’apprendista pellettiere che ventitré anni dopo impara a realizzare «borse cubo» in pvc da usare per fare la spesa, sono cambiate molto cose. Oggi Vallanzasca è un uomo consapevole del suo passato. Un uomo che forse ha capito che poteva essere un numero uno anche senza la pistola.
L’avventurosa e criminale epopea di un personaggio violentemente simbolico e della sua città, Milano. Una riflessione a tinte forti di un tempo controverso che non va archiviato, ma continuamente ripercorso: poiché siamo anche noi in fuga dal nostro passato e dalla nostra memoria.
 
Leonardo Coen, milanese, milanista ma non berlusconiano, è tra i fondatori de «la Repubblica». Dalla fine del 1975 ha alternato l’attività di giornalista politico, cronista, inviato di guerra, giornalista sportivo (ha raccontato quindici Olimpiadi, l’ultima, quella di Pechino). La sua carriera lo ha inoltre portato a Mosca, come corrispondente. Ha pubblicato La morte del maestro: i misteri di casa Guttuso (1987) e Il caso Marcinkus (1991) scritti con Leo Sisti; Piedi puliti (1998) insieme a Peter Gomez e Leo Sisti; Rossoneri comunque (2003) e Putingrad (2008).