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L’Udc tende la mano al governo, la Lega dice no

Mentre il disegno di legge di stabilita' passa al Senato dopo il si' della Camera, Pier Ferdinando Casini concludendo un'assemblea del suo partito a Milano introduce una novita' nel confronto politico dettando le condizioni di un eventuale ingresso dell'Udc nella maggioranza: ''Se vogliono cambiare, ci siederemo al tavolo ma ci aspettiamo fatti. La condizione e' che si cambi davvero: non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi''.

Mentre il disegno di legge di stabilita’ passa al Senato dopo il si’ della Camera, Pier Ferdinando Casini concludendo un’assemblea del suo partito a Milano introduce una novita’ nel confronto politico dettando le condizioni di un eventuale ingresso dell’Udc nella maggioranza: ”Se vogliono cambiare, ci siederemo al tavolo ma ci aspettiamo fatti. La condizione e’ che si cambi davvero: non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi”. La mano tesa e’ motivata da una considerazione: ”Non possiamo consentirci di stare in riva al fiume, perche’ il cadavere che vedremo passare non e’ quello di Berlusconi ma quello del paese. Non abbiamo fretta di andare a governare”. Casini avanza una proposta: ”Serve un governo di armistizio, di responsabilita’ e di solidarieta’ nazionale. Per tre-quattro anni bisognerebbe non pensare a chi vince le elezioni, ma governare facendo anche scelte impopolari”. Quanto all’accordo tra Udc, Fli e Api in vista di possibili elezioni anticipate, Casini invita a definirlo ”non un terzo polo, ma un nuovo polo, chi ci aveva detto che la soluzione era il bipolarismo e poi addirittura il bipartitismo e’ stato smentito dai fatti”. Da qui l’invito a cambiare la legge elettorale. Commento positivo da parte di Osvaldo Napoli, vicepresidente del Gruppo del Pdl alla Camera: ”Il pragmatismo di Casini e’ la prima cosa saggia che si ascolta dalle opposizioni da alcuni mesi a questa parte. Casini lancia una sfida che la maggioranza non puo’ non raccogliere: come ricalibrare il programma del governo per la seconda fase della legislatura”. Interesse confermato anche da Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: ”Su quello che ha detto Casini esistono elementi di consenso e di dissenso. Prendiamo atto che si tratta di un atteggiamento costruttivo e dialettico assai lontano da quello distruttivo del Pd”. E’ invece molto scettico il ministro Roberto Maroni: ”Il governo di armistizio mi mancava: c’e’ stato quello tecnico, di scopo, di responsabilita’ nazionale, ora quello di armistizio. Non so cosa sia”. Per l’esponente della Lega: ”Chi vince governa, chi perde va all’opposizione. Casini lo stimo, abbiamo fatto parte della maggioranza per cinque anni ma il principio e’: si puo’ consentire che chi ha perso le elezioni vada al governo? Io penso di no”. Silvio Berlusconi ribadisce intanto la convinzione che in caso di elezioni anticipate Pdl e Lega sono in grado di vincere anche senza Fli. Quanto al voto di fiducia delle Camere previste per il 14 dicembre, il premier ostenta ottimismo: ”Penso che avremo una buona fiducia, con buoni numeri che ci dovrebbero consentire di governare. Se sara’ possibile continueremo. Altrimenti credo che nulla possa opporsi al ritorno dagli elettori”. Berlusconi minimizza il caso delle annunciate dimissioni del ministro Mara Carfagna: ”L’ultimo sondaggio mi da’ al 56% del gradimento. Sono il primo in Europa per l’apprezzamento del suo popolo. Semmai sono incompreso solo da coloro che hanno capito che la mia presenza in politica e’ un ostacolo insormontabile per consentire alla sinistra di tornare al potere”. Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, punta l’indice sulla situazione economica: ”Resta incredibile che la discussione politica giri intorno a piccole tattiche di sopravvivenza e non intorno alle sfide cruciali che l’Italia ha davanti a se’. E’ ora di smontare la leggenda secondo la quale abbiamo i conti a posto. Tra livello del debito e coperture fantasiose di Tremonti, entrate in calo e nuove regole europee, lo scenario che si presenta e’ in realta’ drammatico”. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, intervistato da Fabio Fazio nel corso della trasmissione di Raitre ”Che tempo che fa”, coglie l’occasione per smentire un suo impegno politico in tempi ravvicinati: ”Non ho intenzione di fondare un partito e nessuna intenzione di entrare in un partito. Con questa legge elettorale per i prossimi due anni non entro in politica”. Montezemolo, che e’ anche presidente della Fondazione Italiafutura, puntualizza: ”Diverso e’ l’impegno civile e politico, e non partitico, che ho con la mia Fondazione”. Resta negativo il giudizio dell’ex presidente di Confindustria sull’attuale governo: ”Un cinepanettone che sta arrivando alla fine anche se abbiamo sempre gli stessi attori, anche se cambiano i nomi dei partiti. Dobbiamo stimolare la societa’ a occuparsi dei problemi dell’Italia, aiutare i giovani a venire fuori”.