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L’accordo sui tempi per la verifica fa diminuire le tensioni

Riprende oggi la discussione sulla legge finanziaria nell'Aula di Montecitorio. Gli emendamenti sono pochi e anche l'opposizione ha voglia di fare presto. Tutti gli occhi sono puntati sull'imminente apertura della crisi di governo dopo che ieri, nell'incontro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, i presidenti di Camera e Senato hanno trovato l'accordo su una sorta di ''road map''. L'intesa fra Gianfranco Fini e Renato Schifani prevede che la legge finanziaria avra' il via libera definitivo dal Parlamento entro i primi dieci giorni di dicembre.

Riprende oggi la discussione sulla legge finanziaria nell’Aula di Montecitorio. Gli emendamenti sono pochi e anche l’opposizione ha voglia di fare presto. Tutti gli occhi sono puntati sull’imminente apertura della crisi di governo dopo che ieri, nell’incontro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, i presidenti di Camera e Senato hanno trovato l’accordo su una sorta di ”road map”. L’intesa fra Gianfranco Fini e Renato Schifani prevede che la legge finanziaria avra’ il via libera definitivo dal Parlamento entro i primi dieci giorni di dicembre. Lunedi’ 13 il premier Silvio Berlusconi rendera’ le sue dichiarazioni sul governo la mattina al Senato e dalle 13 alla Camera. Seguiranno il dibattito sulle comunicazioni del premier e sulle mozioni di sostegno al governo presentate al Senato dal Pdl e di sfiducia depositata alla Camera dai gruppi di Pd e Idv. Il 14 dicembre si votera’ sulle mozioni sia al Senato sia alla Camera. Ma il primo risultato ad essere pubblico sara’ quello di Palazzo Madama per via del numero ridotto di senatori (315 piu’ i 7 a vita) rispetto al numero dei deputati (630). E’ stata cosi’ accolta nei fatti la richiesta avanzata qualche giorno fa da Berlusconi per avere come primo responso quello del Senato, dove ci sarebbero meno problemi di tenuta per la maggioranza. La decisione definitiva sui tempi di discussione spetta in ogni caso alle Conferenze dei capigruppo di Camera e Senato che si tengono oggi. La Lega, con il ministro Roberto Calderoli, si dice nel frattempo soddisfatta dell’iter che e’ stato deciso di seguire anche perche’ ”il governo restera’ in carica fino al 27 marzo, data utile per portare a casa il federalismo fiscale”. Il Pd cerca intanto di fare il punto sulle proprie iniziative. Il segretario Pier Luigi Bersani si e’ riunito ieri con i vertici dei gruppi parlamentari: Dario Franceschini, Michele Ventura, Rosa Calipari e Alessandro Maran per la Camera; Anna Finocchiaro e Felice Casson per il Senato. Poi in serata c’e’ stata l’affollata assemblea di tutti i parlamentari del Pd. Non mancano le tensioni in questo partito, riapertesi dopo l’esito delle primarie per la scelta del candidato a sindaco di Milano (la vittoria di Giuliano Pisapia che non era appoggiato dal Pd). L’ala moderata di Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni, con l’appoggio di Walter Veltroni, chiede che le alleanze del Pd non si restringano a Idv e Sel sbilanciando troppo a sinistra l’immagine del partito. Non decolla pero’ la proposta avanzata da Rosy Bindi di un accordo tra polo di centro e polo di sinistra, anche perche’ Fini e i finiani continuano a osteggiare questa ipotesi che pero’ non vede Casini pregiudizialmente contrario, a condizione che dell’accordo non faccia parte Antonio Di Pietro. Si vocifera da qualche giorno a Montecitorio della possibilita’ di un incontro tra alcuni esponenti del Pd e Casini per sondare la disponibilita’ di quest’ultimo a fare il candidato premier dell’ipotetica alleanza tra polo moderato e polo di sinistra. Dietro le quinte si lavora anche all’ipotesi di riforma della legge elettorale, qualora si formi dopo l’apertura della crisi un governo tecnico o di emergenza. Si intensificano a tale riguardo gli incontri tra esponenti di Pd, Fli e Udc. Su questo punto, se non si avesse molto tempo a disposizione, l’orientamento prevalente sarebbe quello di alzare la quota di voti necessaria a far scattare il premio di maggioranza alla Camera: spetterebbe alla coalizione o al partito che ottiene almeno il 45 per cento dei suffragi. Ci si avvicinerebbe cosi’ a un sistema elettorale piu’ proporzionale. Nel caso invece l’eventuale nuovo governo avesse davanti a se’ il compito di arrivare fino a fine legislatura, la soluzione piu’ gettonata resta quella del modello elettorale tedesco: base proporzionale con uno sbarramento al 5 per cento per accedere in Parlamento. Una riforma elettorale prima del possibile voto anticipato permetterebbe al Pd di pensare anche a una propria presentazione autonoma, oggi messa in discussione per via del premio di maggioranza in vigore per la coalizione vincente. Nel Pd si teme che Bersani possa perdere le primarie contro Nichi Vendola e che nel caso di una alleanza con Sel e Idv ci sia una miniscissione verso il centro capeggiata da Marco Follini, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni. Quindi le migliori soluzioni sarebbero: o grande alleanza con Casini candidato premier o presentazione autonoma. Tra l’una e l’altra soluzione c’e’ una riforma della legge elettorale non facile da fare.