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La migliore offerta

Virgin Oldman, protagonista dell'ultimo capolavoro di Giuseppe Tornatore, è un collezionista d'arte nonchè un battitore d'aste, imbattibile nello stimare e riconoscere capolavori d'arte. Conduce un vita solitaria e lussuosa. Non ha mai avuto una donna al suo fianco, le uniche presenze femminili nella sua vita sono i ritratti di donne che colleziona in una stanza segreta della sua abitazione. Riceve poi un incarico da Claire, giovane ereditiera di una ricca famiglia, che vuole far valutare alcuni oggetti della sua villa.

Virgin Oldman, protagonista dell’ultimo capolavoro di Giuseppe Tornatore, è un collezionista d’arte nonchè un battitore d’aste, imbattibile nello stimare e riconoscere capolavori d’arte. Conduce un vita solitaria e lussuosa. Non ha mai avuto una donna al suo fianco, le uniche presenze femminili nella sua vita sono i ritratti di donne che colleziona in una stanza segreta della sua abitazione. Riceve poi un incarico da Claire, giovane ereditiera di una ricca famiglia, che vuole far valutare alcuni oggetti della sua villa. La ragazza non si presenta mai agli appuntamenti, inventa mille scuse e così Virgin, intrigato da questo mistero, istaurerà un particolare rapporto di attrazione mentale ma di distanza fisica con questa donna fino a farle svelare il suo segreto. “La migliore offerta” conferma come Tornatore sappia farsi valere anche su scala internazionale, oltre che su quella nazionale attraverso i suoi film ambientati in Sicilia, sia per il cast di tutto rispetto, che per una storia ricca di fascino e di risvolti privi di alcun vincolo territoriale. La trama è un gioco tra verità e finzione, tra ciò che appare e cio che è, contrapposizione presente sia nella valutazione delle opere d’arte che nel rapporto di Oldman con Claire. Un’opera di livello davvero molto alto, la firma del regista è presente in tutto il film grazie all’eleganza e alla poesia delle scene. La cinepresa di Tornatore predilige i dettagli, i frammenti d’azione, i piccoli gesti che valgono per una serie d’azioni e questo fa del suo cinema un simbolo per il mondo interiore dell’umanità. La fredda fotografia di Zamarion rende l’ambientazione classicheggiante, con primi piani che lavorano tra parola ed immagine. Nel sottofondo la musica di Ennio Morricone s’insinua nel sottile linguaggio tra realtà e finzione, tra il vero e il falso, tra il bisogno d’amore e l’amare.

Margherita Diurno

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