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In Italia per pellicce strage 200mila animali

Circa 200.000 animali tra visoni e cincilla' vengono ogni anno condannati a morte negli allevamenti italiani, in particolare quelli della Lombardia del Veneto, dell'Emilia Romagna e dell'Abruzzo, per produrre pellicce. Nel mondo il loro numero complessivo sfiora i 70 milioni. L'uccisione avviene con l'utilizzo di strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello, iniezioni di dosi letali di anestetici, elettrocuzioni (cioe' scariche di corrente elettrica ndr) seguite da arresto cardiaco, esposizione al monossido o al biossido di carbonio. Lo denuncia la Lav, Lega anti vivisezione, che sabato 10 e domenica 11 dicembre portera' i suoi attivisti in centinaia di piazze d'Italia per raccogliere firme a sostegno di una proposta di legge contro le pellicce gia' depositata, in entrambe le Camere del Parlamento da esponenti di diversi schieramenti politici.

Circa 200.000 animali tra visoni e cincilla’ vengono ogni anno condannati a morte negli allevamenti italiani, in particolare quelli della Lombardia del Veneto, dell’Emilia Romagna e dell’Abruzzo, per produrre pellicce. Nel mondo il loro numero complessivo sfiora i 70 milioni. L’uccisione avviene con l’utilizzo di strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello, iniezioni di dosi letali di anestetici, elettrocuzioni (cioe’ scariche di corrente elettrica ndr) seguite da arresto cardiaco, esposizione al monossido o al biossido di carbonio. Lo denuncia la Lav, Lega anti vivisezione, che sabato 10 e domenica 11 dicembre portera’ i suoi attivisti in centinaia di piazze d’Italia per raccogliere firme a sostegno di una proposta di legge contro le pellicce gia’ depositata, in entrambe le Camere del Parlamento da esponenti di diversi schieramenti politici.

Al Senato prima firmataria e’ la senatrice Silvana Amati (Pd) e alla Camera l’onorevole Michela Vittoria Brambilla (Pdl). Sebbene in Italia l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, come sottolinea la Lav in una nota, non abbia mai rappresentato un’attivita’ di particolare rilevanza economica e negli ultimi 40 anni si sia registrato un continuo trend negativo e’ necessario non abbassare la guardia: dai 170 allevamenti attivi nel 1988, che contenevano circa 500 mila animali si e’ passati nel 2003 a 50, per un numero complessivo di 200.000 animali, e nel 2011 sono ufficialmente dieci quelli ancora attivi, ma secondo la Lav si puo’ fare di piu’. Il numero di allevamenti in Italia , sottolinea la Lega anti vivisezione, potrebbe sembrare irrilevante rispetto ai 7.200 presenti nel resto dell’Europa , che detiene circa il 60% della produzione mondiale seguita da Cina (25% ), Stati Uniti (poco piu’ del 5%), Canada (4%), Russia (3%) e altri Paesi, ma comporta comunque la sofferenza e la morte di almeno 200 mila animali all’anno. Per questo la campagna antipellicce corre anche sul web attraverso il nuovo sito dedicato, www.nonlosapevo.com, aggiornato con filmati e informazioni ”I metodi di uccisione sembrano richiamare un film horror e invece sono la spietata realta’ che gli acquirenti di pellicce cercano di ignorare – afferma Simone Pavesi, responsabile nazionale della campagna antipellicce – I capi con pellicce animali non sono un bene necessario e in Italia l’uccisione di animali senza necessita’ e’ un reato, ai sensi dell’articolo 544-bis del codice penale’. ‘Le pellicce – conclude Pavesi – sono i resti di cadaveri animali che nulla hanno a che vedere con il buon gusto che dovrebbe caratterizzare le proposte moda”.

Adriano Esposito

 

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