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I 60 anni di Christian De Sica, attore gentiluomo

Non c'é niente da fare, Christian De Sica, sessanta anni il 5 gennaio, ha sempre di più una faccia antica, da gran signore. Una faccia da gentiluomo che gli permette di interpretare con disinvoltura le scene più volgari dei cine-panettoni come di trovarsi a suo agio nel più serio dei ruoli teatrali. Insomma un vero figlio d'arte che non riesce a liberarsi troppo da una figura ingombrante come quella del padre Vittorio che compare, ormai sempre più spesso, nella sua fisionomia come nei suoi gesti.

Non c’é niente da fare, Christian De Sica, sessanta anni il 5 gennaio, ha sempre di più una faccia antica, da gran signore. Una faccia da gentiluomo che gli permette di interpretare con disinvoltura le scene più volgari dei cine-panettoni come di trovarsi a suo agio nel più serio dei ruoli teatrali. Insomma un vero figlio d’arte che non riesce a liberarsi troppo da una figura ingombrante come quella del padre Vittorio che compare, ormai sempre più spesso, nella sua fisionomia come nei suoi gesti. Eppure, con molta saggezza, Christian aveva iniziato una carriera non da attore, ma da cantante facendo anche giovanissimo la sua gavetta in Venezuela dove lavorava in un albergo. Tante le sue qualità. E’ un attore, un regista, un ballerino (anche ovviamente di tip tap, una sua passione), un crooner e un amante del jazz come dei grandi classici del teatro da Goldoni a Shakespeare fino a Cechov. Figlio di Vittorio De Sica e di Maria Mercader nel 1973, a 22 anni, è al Festival di Sanremo con ‘Mondo mio’, ma non convince più di tanto. Ci saranno poi per lui alcuni varietà Rai come ‘Bambole, non c’è una lirà (1978) e, infine, il cinema. Dopo i primi esordi aiutato dal padre, Christian lavora con Pupi Avati (‘Bordellà, 1976; ‘Il figlio più piccolo’, 2010), con Salvatore Samperi (‘Liquirizià, 1979; ‘Casta e pura’, 1981), e ovviamente per quel cinema che lo ha reso popolare, ovvero i 27 cine-panettoni della ditta De Laurentiis che lo vedono protagonista a partire dal 1983 con Vacanze di Natale. Attore brillante ma, se occorre, anche drammatico, grande affabulatore capace di intrattenere per ore con i suoi racconti e aneddoti, Christian si è misurato anche con la regia dal 1990. Il suo esordio è con ‘Faccione’ con protagonista assoluta Nadia Rinaldi. L’anno dopo arriva ‘Il conte Max’, omaggio a uno dei ruoli più belli del padre. Seguono poi ‘Ricky e Barabba’ (1992), ‘Uomini uomini uomini’ (1995), Tre (1996), ‘Simpatici e antipatici’ (1998) e ‘The Clan’ (2005). In una recente intervista a un settimanale parla così dei suoi prossimi sessanta anni. “Faccio l’attore e i sessanta anni non mi piacciono. Certo non mi chiameranno per fare il principe azzurro. Non che prima me lo proponessero, ma ora che mi faranno fare? Re Lear forse?”. E ancora: “Il meglio, per un uomo, è tra i 40 e i 50. Ti si apre il cervello, hai conferme, nel lavoro, nella vita. Io mi ritengo molto fortunato. Ogni mattina mi sveglio, apro la finestra e ringrazio Gesù. E cerco di rendermi utile a chi ha bisogno”. Del rapporto con la moglie Silvia, sorella di Carlo Verdone, con cui ha due figli, Brando e Maria Rosa, dice con vero affetto: “Siamo legati da una vita. Stiamo insieme da quando lei aveva 14 anni e io 21. Il segreto? Ci siamo impegnati affinché la famiglia rimanesse un punto di riferimento. La sfera privata, quando sei un personaggio noto, è un bene prezioso da custodire. Non è semplice quando fai l’attore fare anche il marito e il genitore. Sei sempre con la valigia in mano, sotto pressione, esci per strada e la gente ti ferma di continuo. L’affetto del pubblico è bello, importante e chi sta con te lo deve accettare, imparando anche a camminare avanti, da sola, perché tu sei fermo a fare autografi o foto con i cellulari. E’ solo un esempio, ma rende. E del segreto di coppia: Amore, rispetto profondo, la voglia di ridere insieme delle stesse cose. E poi non ho mai smesso di fare la corte a mia moglie, come se fosse una ragazzina. Un complimento, un sorriso, un grazie al momento giusto. E’ la donna alla quale chiedo consiglio, su tutto. E mica è tenera! E’ severa, ma giusta. A volte – conclude De Sica – sono preso dai dubbi, perché noi maschi abbiamo meno coraggio delle donne. E lei, questo coraggio, me lo dà”.

Maria Colorito