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Confapi: “Temiamo per lavoratori Fincantieri, un incontro con Caldoro”

 

L’entrata in procedura di Amministrazione Straordinaria della Tirrenia di Navigazione SpA ed il conseguente congelamento del debito verso i relativi fornitori manda in crisi l’indotto navale. La preoccupazione aumenta avanti all’ipotesi, non troppo irreale, che a gennaio, finite le ultime commesse, Fincantieri di Castellammare di Stabia chiuda.

 

L’entrata in procedura di Amministrazione Straordinaria della Tirrenia di Navigazione SpA ed il conseguente congelamento del debito verso i relativi fornitori manda in crisi l’indotto navale. La preoccupazione aumenta avanti all’ipotesi, non troppo irreale, che a gennaio, finite le ultime commesse, Fincantieri di Castellammare di Stabia chiuda.

 

«Alla crisi internazionale, Napoli aggiunge un substrato pesante: il dissesto economico e occupazionale atavico – ha commentato Emilio Anfano, presidente Confapi Campania e presidente reggente Api Napoli -.

Naturalmente non è contestato il giusto processo di privatizzazione intrapreso per la Tirrenia, ma le modalità di avvicinamento a tale obiettivo. Si è cercata una presunta strategia di protezione dei creditori con l’impiego di strumenti giuridici corretti, ma capaci di sottrarre una liquidità indispensabile per la sopravvivenza delle aziende».

Ancora più grave risulterebbe la  perdita di parte o della totalità del credito, nel caso di una creazione di una bad company e/o comunque nel caso di una vendita del ramo di azienda, che porterebbe risorse sicuramente non sufficienti a coprire l’intera massa del credito. «In tal senso ha specificato Alfano -, ci preoccupa quella definizione di “creditori non strategici” che abbiamo trovato su tutti i quotidiani allorquando è stato presentato il piano di insolvenza della compagnia da parte del commissario straordinario».

Il solo comparto napoletano, con 30 aziende e 500 dipendenti, ha un credito complessivo di oltre 5.000.000 di euro. A incidere anche il caso Fincantieri, per cui l’Api Napoli è scesa in campo più volte e ha presentato diverse proposte agli organi competenti: la mancanza di commesse a partire da gennaio e la mancanza di un tavolo di trattativa concreta porteranno alla chiusura, quindi, ad un incremento della disoccupazione notevole, sommando gli operai dell’azienda e l’insieme di lavoratori impiegati presso le sotto industrie che producono parti elementari necessarie alla Fincantieri per realizzare i prodotti finiti.

«Per le imprese e per chi lavora nelle imprese del comparto navale la situazione è decisamente critica e potrebbe degenerare in disordini sociali – ha concluso Alfano -. L’Associazione chiede che vengano trovate urgenti soluzioni, tendenti ad evitare il collasso delle aziende interessate. Chiediamo, quindi, un incontro urgente chiarificatore col presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, e con l’assessore ai Trasporti e alle Attività Produttive, Sergio Vetrella».