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Berlusconi e Fini d’accordo solo sul Lodo Alfano

Resta la giustizia il tema di maggiore discordia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Mentre entrambi si dichiarano convinti che le elezioni anticipate possano essere evitate, e' sulle riforme riguardanti il sistema giudiziario che le posizioni restano molto distanti.

Resta la giustizia il tema di maggiore discordia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Mentre entrambi si dichiarano convinti che le elezioni anticipate possano essere evitate, e’ sulle riforme riguardanti il sistema giudiziario che le posizioni restano molto distanti.  Il presidente della Camera, intervenendo ieri sera nella trasmissione televisiva ”Annozero” con una intervista registrata, e’ tornato a definire non accettabili ”norme retroattive che cancellino i processi e neghino la giustizia per tante vittime” mentre ha confermato di non essere ostile ad altre riforme del settore giudiziario. Quando gli e’ stato chiesto un parere sull’idea avanzata domenica scorsa da Berlusconi relativa a un commissione parlamentare d’inchiesta sulla magistratura, Fini ha replicato: ”Una proposta comprensibile in un comizio ma rapidamente archiviata, perche’ il nostro e’ un sistema che prevede la divisione tra i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, e quindi sarebbe un guazzabuglio”. Precisa il presidente della Camera: ”Nella magistratura, come in tutte le categorie, ci sono tante persone per bene e qualche mela marcia, bisogna pero’ evitare giudizi duri in un momento in cui si consegna un bazooka ad un procuratore”. Berlusconi rilancia intanto possibili interventi riformatori su processo breve e intercettazioni ”perche’ un paese in cui non c’e’ inviolabilita’ di cio’ che si dice al telefono non e’ un paese civile” (su quest’ultimo tema, il disegno di legge del governo giace da mesi su un binario morto per la forte contrarieta’ delle opposizioni e le perplessita’ dei finiani). Il via libera di Fini alle riforme della giustizia si ferma alla possibilita’ di un nuovo Lodo Alfano che faccia da scudo giudiziario al premier e alle altre cariche dello Stato nel corso dell’esercizio delle loro funzioni istituzionali: ”Il lodo costituzionale non e’ ne’ lesivo della Costituzione ne’ per gli interessi dei cittadini, ne’ polemico verso i magistrati. Non ho nulla da obiettare”. Per l’approvazione di questo Lodo che prevede la riforma della Costituzione i tempi sono tuttavia lunghi, almeno un anno o un anno e mezzo a causa delle doppie letture di Camera e Senato previste dall’articolo 138 della Carta costituzionale che ne regola le possibili modifiche. Intanto il 14 dicembre la Consulta dovrebbe emettere il proprio parere sulla legge riguardante il ”legittimo impedimento” che ha permesso finora al premier di non presentarsi alle udienze dei processi che lo vedono tra gli imputati (sono tre i procedimenti in corso: ”caso Mills”, fondi neri per diritti televisivi, caso Mediatrade). In caso di bocciatura del legittimo impedimento, Berlusconi sarebbe costretto a presenziare alle convocazioni dei giudici Siccome il premier ha annunciato riunioni del Consiglio dei ministri sui singoli obiettivi programmatici (il prossimo affrontera’ la riforma della giustizia), suonano come un avvertimento le parole di Fini sui rapporti tra le forze politiche che sostengono il governo: ”La famosa terza gamba, che qualcuno ha esorcizzato, si e’ di fatto costituita. Non e’ piu’ sufficiente presentare le proposte nella maggioranza ma sara’ necessario concordarle”. Il riferimento e’ al ruolo di Futuro e liberta’. In attesa di ulteriori chiarimenti nella maggioranza sulle questioni riguardanti la riforma della giustizia, sedici consiglieri togati del Consiglio della magistratura e il laico Glauco Giostra (Pd) hanno sottoscritto una nota che chiede ”l’apertura di pratica a tutela per il pm Fabio De Pasquale”, in quanto ”minano la credibilita’ delle istituzioni e rischiano di delegittimare la magistratura tutta le gravissime dichiarazioni del presidente del Consiglio”. I consiglieri in questione sollecitano il vice presidente del Csm, Michele Vietti, a ”rappresentare al capo dello Stato e rendere noto all’opinione pubblica la loro profonda preoccupazione per le ennesime gravissime dichiarazioni rese dall’onorevole Berlusconi”. Immediata la replica dei cinque consiglieri eletti su indicazione della maggioranza (Annibale Marini, Matteo Brigandi’, Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano e Nicolo’ Zanon): ”Il Csm deve svolgere esclusivamente le alte funzioni attribuitegli dalla Costituzione, tra le quali non figurano iniziative idonee a inserirlo in dinamiche tipiche della lotta politica che alimentano polemiche dannose per le istituzioni”. La controversia si riferisce alle parole pronunciate da Berlusconi domenica scorsa a Milano, nel corso del comizio di chiusura della Festa della liberta’: ”In genere non parlo dei miei casi, ma parlo di questo perche’ e’ una vicenda incredibile. Nel processo all’avvocato Mills, il famigerato pm De Pasquale, quello che ha detto a Gabriele Cagliari che lo avrebbe liberato e poi e’ andato in vacanza e Cagliari si e’ suicidato, si e’ inventato di tutto per evitare la prescrizione. Si e’ inventato addirittura che la corruzione inizia quando chi riceve i soldi li spende”.