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Ammortizzatori sociali per i professionisti

“In tempi di crisi è necessario ipotizzare l’introduzione di ammortizzatori sociali anche per i professionisti. La nostra proposta è quella di un welfare dinamico che veda le Casse di previdenza in prima linea, facendo rete tra i vari Istituti, allo scopo di concedere un contributo per superare la momentanea difficoltà economica”. Lo ha detto Luigi Pagliuca, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, nel corso del forum “Lavoro, welfare e previdenza: la sfida delle Casse professionali”, organizzato in occasione della Giornata nazionale della previdenza a Napoli.
“Serve un nuovo welfare che possa garantire i più giovani, tassando in proporzione quei redditi da pensione che sono estremamente elevati, soprattutto perché parliamo di persone che non hanno versato contributi per quel tipo di assegno”, ha spiegato Lello Di Gioia, presidente della Commissione Parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. “Questo eviterebbe il perdurarsi di un conflitto generazionale, ma bisognerebbe anche abbassare le tasse per gli Istituti previdenziali e definire in maniera chiara la loro natura. Personalmente, sostengo che essendo state privatizzate debbano essere autonome, e questo è un altro dei punti che affronteremo in futuro con il governo”.


“Lanciamo un messaggio che parte dai pensionati per arrivare alle nuove generazioni – ha sottolineato Alberto Brambilla, coordinatore della Gnp e docente di gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari presso l’Università Sacro Cuore di Milano – i primi devono rendersi conto che qualche sacrificio, anche piccolo in termini di prestazione pensionistica, può rappresentare un investimento perché favorisce l’occupazione dei giovani, che con i loro contributi sostengono il sistema”.
Secondo Sandro Staiano, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università di Napoli Federico II, “il destino degli Istituti previdenziali è purtroppo nelle mani di una giurisprudenza che ne ha fortemente limitato il campo di intervento e l’autonomia normativa, e che rischia di condurre questi Enti al collasso”.
“Le Casse possono svolgere un ruolo importante nell’ampliamento delle prestazioni previdenziali avanzate a persone che sinora si sono mosse nell’ambito del lavoro autonomo”, ha illustrato Alfonsina De Felice, ordinario di Diritto del Lavoro alla Federico II. “Con la crisi del rapporto di lavoro a tempo indeterminato – ha aggiunto – molti giovani altamente qualificati si sono rivolti a lavori libero professionali: questo può essere un’opportunità per gli Istituti”.
“Alle Casse è stato chiesto di investire nell’economia italiana – ha rimarcato Paolo Longoni, consigliere d’amministrazione della Cnpr – Anche questo è welfare, perché produrre ricchezza attraverso investimenti significa creare lavoro e far crescere imprese e professioni. Gli Enti sono favorevoli, ma hanno necessità di tutelare i propri patrimoni”.
Vincenzo Moretta, numero uno dell’Ordine dei commercialisti, ha ribadito che “le Casse vogliono dare un segnale di vitalità soprattutto ai più giovani, per aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro e permettere di puntare ad avere una pensione adeguata”.
“E’ importante che queste riflessioni partano da Napoli, che è forse la città più deputata a discutere di lavoro e welfare – ha osservato Salvatore Palma, assessore al Bilancio del Comune di Napoli – Oggi abbiamo l’esigenza di rivedere il welfare nelle politiche pubbliche e nelle Casse di previdenza, allargando la platea”.
“Si tratta – ha spiegato Maurizio Corciulo, vicepresidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli – di una sfida importante per il paese e per le professioni in un momento di profonda crisi”.
In conclusione, per Michele Saggese, presidente Adc, “ci sono sperequazioni territoriali che vanno appianate: al Nord il reddito di un commercialista è di 120mila euro l’anno, al Sud di 30mila. Bisogna ridurre il gap mettendo in campo politiche di assistenza e favorendo l’aggregazione tra professionisti”.

Edoardo Tranchese

 

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