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Al via le Olimpiadi di Sochi, tra diritti e attentati

Sono iniziate le Olimpiadi invernali di Sochi, il fiore all’occhiello della Russia di Putin. Ma questo fiore rischia di essere offuscato dalle ombre delle questioni che fin dalla sua nascita lo accompagnano: i diritti degli omosessuali e il fronte sicurezza.
Partiamo dai diritti della comunità gay: alcuni capi di Stato hanno deciso di non presenziare in segno di protesta alla cerimonia inaugurale (e si ricorderà la discussa delegazione Usa capeggiata dall’icona gay Billie Jean King). Tra le autorità politiche che invece parteciperanno c’è il presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha motivato la sua scelta in una lettera aperta al Corriere della Sera: «Qualcuno ha detto meglio disertare. Per meglio manifestare il dissenso del nostro governo. Esserci non significa dismettere ma anzi riaffermare il ruolo dell’Italia per l’estensione dei diritti. Essere in Russia significa esprimere, in una dimensione pubblica, la nostra concezione di libertà, di comunità, di rispetto dell’altro». Ma Letta non dimentica l’aspetto innanzitutto sportivo dell’evento. «Per me lo sport non è politica. Dopo anni di sacrifici i nostri atleti sono arrivati a Sochi. Rappresentano l’Italia. Sfilano dietro il tricolore». Bisogna ora vedere come si comporterà la Russia, dopo che lo stesso Putin ha comunque invitato i gay ad assistere e a partecipare ai giochi (malgrado la discussa postilla «purché stiano lontani dai bambini»).
Sul fronte sicurezza la situazione sembra invece essere più distesa: La Russia sta infatti lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti e lo stesso presidente Obama si è dimostrato pronto a tendere la mano. «I russi hanno di fronte una grande scommessa nel prevenire attacchi terroristici durante le Olimpiadi di Sochi» ha detto Obama in un’intervista alla Nbc, «Credo che i russi abbiano una grossa scommessa, ovviamente, di prevenire ogni tipo di attacco terroristico o violenza. Hanno tutto l’interesse a prevenire ogni tipo di disordine. Vi hanno investito enormi risorse. Siamo in contatto costante con loro a livello di forze di sicurezza, militare e di intelligence». Per quanto riguarda proprio le relazioni con il presidente Vladimir Putin, Obama ha negato che siano difficili o comunque fredde: «La verità è che quando ci incontriamo c’è un grande confronto e una sorprendente dose di umorismo. C’è molto da dare e avere. Putin riconosce l’importanza di lavorare insieme sulle questioni di comune interesse ma gli piace fare il duro sulla scena pubblica e per questo mostra sempre quell’aria seccata durante le interviste, ma non nel privato. I politici americani hanno uno stile diverso. Noi tendiamo a sorridere ogni tanto. Ma ciò che conta sono le questioni in ballo e laddove gli interessi sono comuni si lavora insieme».

Giuseppe Grasso

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