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Affondo dei finiani: “Democrazia a rischio”

Un documento vero o una patacca? Dopo la rottura dei canali diplomatici sulla giustizia, lo scontro tra Berlusconi e Fini si è arricchito di un nuovo capitolo, chiamando in causa Palazzo Chigi, forze politiche e Servizi deviati, giornali e giornalisti, scoop e dossier.

Il casus belli è sempre la casa di Montecarlo venduta da An alla società offshore e poi affittata a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini. Il Giornale della famiglia Berlusconi e Libero hanno pubblicato una lettera del ministro della Giustizia di Santa Lucia, l’isola del paradiso fiscale, che “svelerebbe” chi è il vero proprietario della casa: il cognato. E’ una «patacca», questo è «killeraggio politico», ha tuonato il presidente della Camera. Il quale ha interrotto ogni canale di trattativa con i berlusconiani sul Lodo Alfano e su quant’altro sulla giustizia interessa il premier.
La rottura sembra così imboccare la strada di non ritorno e in questo clima sempre più infuocato si avvicina la data (il 29 settembre) dell’intervento in aula di Berlusconi. Messi in mezzo dai finiani, sia la Guardia di Finanza che i servizi di informazione (Dis) hanno smentito, con tanto di nota ufficiale, di avere a che fare con dossier e lettere false costruite ad arte. L’attacco del finiano Italo Bocchino è tuttavia durissimo: «Il dossier contro il presidente della Camera è stato prodotto ad arte da una persona molto vicina a Berlusconi che ha girato per il Sudamerica». In serata, ospite ad Annozero, l’esponente finiano fa anche i nomi: Walter Lavitola (ex Psi e ora Pdl, editore dell’Avanti con vari legami in Brasile) e il giornalista Mangiavillani, «uomini che hanno lavorato per confezionare questa patacca». Ma entrambi replicano parlando di una «bufala».
Gli interessati smentiscono. «Mangiavillani si dice sbalordito» Lavitola è ancora più netto: «All’inizio mi sono messo a ridere e mi sono sforzato di immaginare come si potesse costruire una patacca del genere, ma ancora non ci sono riuscito. Spero prima di domani di farmene un’idea». «Sono direttore dell’Avanti – aggiunge – e purtroppo il mio giornale dopo la fine del Psi ha perso notorietà e lettori. Mi sono messo a lavorare ad un’inchiesta giornalistica tesa a capire chi ci fosse dietro le due ormai famose società offshore, ma mi hanno fregato i colleghi dominicani». «Fino al pomeriggio di oggi – prosegue – ero delusissimo, ma poi questa bufala su di me mi ha dato l’idea di lavorare ad una nuova inchiesta per capire se il documento è vero o è falso. Spero proprio di poter pubblicare per primo sul mio giornale questa notizia».
La vicenda intanto si arricchisce di una nuova puntata con la prima conferma da Santa Lucia. La lettera pubblicata dal giornale dominicano El Nacional, in cui si afferma che Giancarlo Tulliani (cognato di Gianfranco Fini) risulterebbe il titolare della società cui è intestato l’appartamento di Montecarlo, e che reca la fima del ministro della Giustizia dell’isola caraibica, sarebbe «vera». E’ questa infatti la risposta venuta dallo stesso ministro Rudolph Francis, dalla Svizzera, raggiunto telefonicamente dal Fatto Quotidiano, che lo ha intervistato. «La prossima settimana – aggiunge Francis nel breve colloquio – rilasceremo un comunicato ufficiale su questa materia».
Bocchino non si scompone e rilancia: ciò che ha detto il ministro della Giustizia di Santa Lucia «non cambia il nostro giudizio sull’operazione di dossieraggio e sul fatto che si tratta di una patacca», assicura l’esponente finiano, e ciò «sarà chiarito in modo incontrovertibile». «A parte l’anomalia di uno che risponde con un “sì” e poi fa clic con il telefono – prosegue Bocchino ai microfoni di SkyTg24 – emergerà che tutto ciò è prodotto per un’operazione di dossieraggio». Quanto al governo dell’isola di Santa Lucia, «se, come dice qualcuno, ha la documentazione, visto che ne è in possesso, perché non la rende nota? Perché non rende nota la documentazione sulla società? Abbiamo la certezza che non c’è proprietà di Giancarlo Tulliani, ma ormai il problema riguarda la democrazia di questo paese».
In vista del 29 settembre la tensione sale. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, annuncia iniziative giudiziarie. In primo luogo contro Italo Bocchino, ma non solo. Anche contro Annozero, Corriere della Sera, Repubblica e Massimo Bordin di Radio Radicale. «Ho incaricato i miei legali di assumere ogni iniziativa contro l’onorevole Bocchino, che ieri sera, nel corso di Annozero, a proposito di un fatto avvenuto il 15 settembre, ha affermato che l’agenzia di stampa Il Velino fa riferimento a me. Sarebbe stata sufficiente una semplicissima verifica negli archivi dell’Ansa (tempo necessario: non più di due minuti) per constatare che, da giugno, non sono più direttore editoriale dell’agenzia, né ho più alcuna partecipazione nella società editrice». Secondo Capezzone, «ormai tutti vedono l’imbarazzante arrampicata sugli specchi dei finiani per una vicenda che non sanno più come gestire, come giustificare e come spiegare, ma è inaccettabile che cerchino di cavarsi d’impaccio affermando il falso».
Interviene anche l’avvocato del premier. «Le dichiarazioni volte ad ipotizzare un diretto coinvolgimento del Presidente Silvio Berlusconi nella vicenda della Casa di Montecarlo – afferma Nicolò Ghedini in una nota – sono infondate, pretestuose e diffamatorie. Come risulta pacificamente dalle dichiarazioni e dai documenti nessuna attività di dossieraggio è stato svolta dal Presidente del Consiglio né direttamente né indirettamente».