ROMA – L’Iran ha annunciato – non ancora ufficialmente – la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, come suo successore. “Il nome di Khamenei continuerà a esistere”, ha dichiarato l’ayatollah Hosseinali Eshkevari, membro del consiglio clericale incaricato di eleggere il nuovo leader, in un video diffuso dai media iraniani. Il voto ufficiale è stato espresso e sarà annunciato a breve, ha aggiunto senza fornire dettagli.
Il segretario del consiglio, Hosseini Bushehri, sarà l’ufficiale a proclamare il nuovo leader, dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei all’inizio del conflitto, ha riferito Ahmad Alamolhoda, altro esponente del clero. Lo riporta la Reuters.
Dall’altra parte dell’Atlantico, Donald Trump – in pausa golf – è intervenuto con toni duri. Ha avvertito che il nuovo leader iraniano “non durerà a lungo” se non otterrà prima l’approvazione degli Stati Uniti: “Dovrà ottenere la nostra approvazione. Se non la ottiene, non durerà a lungo. Non vogliamo tornare indietro ogni dieci anni”, ha dichiarato ad ABC News.
Trump ha poi aggiunto: “Non voglio che la gente debba rifare la stessa cosa fra cinque anni, o peggio, trovarsi di fronte a un Iran con arma nucleare”. Alla domanda se accetterebbe qualcuno con legami con il vecchio regime, il presidente ha risposto con un secco sì: “Per scegliere un buon leader, lo farei. Ci sono molte persone idonee”.
Il tycoon ha anche lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero intervenire per mettere in sicurezza circa 460 kg di uranio arricchito iraniano, attualmente fuori dal controllo internazionale e potenzialmente nascosto negli impianti di Natanz, Isfahan e Fordow, già colpiti dai bombardamenti statunitensi a giugno. “Tutto è sul tavolo. Tutto”, ha ribadito.
Sulle tempistiche delle azioni statunitensi e israeliane, Trump si è limitato a dire: “Non lo so. Non faccio mai previsioni. Tutto quello che posso dire è che siamo in anticipo sui tempi previsti, sia in termini di letalità che di tempi”.
Ha inoltre respinto le voci di tensioni all’interno della sua base politica Maga, sottolineando che le azioni in Medio Oriente non contraddicono la promessa “America First”: “È più popolare che mai. È una cosa molto Maga quello che stiamo facendo… Perché altrimenti non avremmo nemmeno un Paese. Maga è tutta una questione di salvare l’America… Sono al punto più alto che abbia mai raggiunto con Maga”.
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