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Violenza donne, da Foggia un appello a Speranza: “Medici di famiglia sentinelle della prevenzione”

ROMA – E’ da diversi anni che a Foggia e provincia i medici di medicina generale e i pediatri fanno una specifica formazione per essere capaci di intercettare i segni della violenza domestica su donne e bambini. L’esperienza nata con l’associazione Viola Dauna e sostenuta dall’Ordine dei medici di Foggia oggi può diventare un modello per il Paese. Anche per questo al convegno di ieri sulla ‘Violenza negata’, che si è svolto all’università di Foggia, ha partecipato la senatrice e presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio Valeria Valente che questa esperienza vuole portarla all’attenzione del ministro della Salute, Roberto Speranza. Intanto la FNOM, Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici, ha chiesto di incontrare i medici, donne e anche i quattro uomini, di Viola Dauna per lavorare ad un protocollo nazionale sulla prevenzione alla violenza in famiglia.

VALENTE: IMPORTANTE INTERCETTARE I SEGNALI

“Sappiamo quanto è importante intercettare subito i segni di violenza- ha dichiarato alla Dire la senatrice Valente- i medici di base e i pediatri potrebbero intercettare i primi segnali ed essere inseriti in un percorso. Quella di Foggia è l’unica esperienza in Italia, i medici possono essere protagonisti nella prevenzione, e bisogna provare ad esportare questo modello come consapevolezza. Voglio portare questi medici da Speranza”, ha annunciato. L’auspicio, dopo che l’esperienza di Foggia è andata in onda sul Tg1 e tanto interesse e attenzione ha suscitato, è che questo incontro a Roma ci sia presto, già a luglio. Stefania Di Gennaro, medica e presidente di Viola Dauna, alla Dire lo ha ribadito con chiarezza: “La violenza è un problema di salute e come medici a noi spetta di riconoscerne i segni e prevenirla. Abbiamo iniziato a camminare su questa strada anche prima del 2016 – quando è nata l’associazione- e l’Ordine ci ha sostenuto e accompagnato. Abbiamo elaborato un vero e proprio progetto che nasce dall’esperienza di questi anni”.

L’APPELLO

L’incontro ha visto la partecipazione di Istituzioni, esperti, il Magnifico Rettore Pierpaolo Limone, Pierlugi De Paolis presidente dell’Ordine dei medici di Foggia, ma anche Ludovico Vaccaro, Procuratore della Repubblica di Foggia e, tra gli altri, Gianluca Ursitti, presidente dell’Ordine Avvocati di Foggia. I numeri restituiscono un trend in crescita dei femminicidi, “una slavina” come l’ha definita la giornalista inviata speciale del TG1 Maria Grazia Mazzola, impegnata in prima linea a informare su questa esperienza virtuosa del territorio foggiano che diventa da oggi un appello a tutta l’Italia. “Il paese è impreparato, manca la formazione- ha rincarato nel corso dell’intervista la giornalista- serve coinvolgere i medici, tutti gli ordini, anche i sindacati e bisogna andare verso protocolli nazionali per la formazione a tutela di donne e bambini”.

AUMENTANO I FEMMINICIDI

“Da dati Istat sappiamo che il 30% di donne in Italia è vittima di violenza e nella quasi totalità dei casi- ha detto la dottoressa Laura Spinelli- è per mano di un partner o di un ex. La violenza domestica, come dice anche l’OMS, è una questione di salute. Essere capaci di individuare campanelli d’allarme è importante e il nostro progetto può essere un prototipo, un modello da diffondere a livello nazionale. Come in ogni ambito, anche nella giustizia, c’è un filtro culturale che crea vittimizzazione secondaria e questo accade anche nei nostri ambulatori, su donne e bambini”.

Il presidente dell’ordine dei medici di Foggia, Pierluigi De Paolis, ha ammesso con amarezza, a proposito di violenza domestica e femminicidi, “l’aumento di un trend preoccupante su una provincia già colpita da episodi malavitosi. Non solo gli ordini, ma i medici possono essere sentinelle sui sintomi e i segni della violenza. Il medico di famiglia- ha spiegato- il pediatra, o quello della guardia medica, possono e devono essere formati a riconoscere queste situazioni di pericolo prima delle lesioni. Nella nostra realtà foggiana lo abbiamo fatto già da anni e speriamo sia così presto per tutti”.

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE

Sono 234 in 6 anni i casi fatti emergere dalle dottoresse di Viola Dauna, trattati a volte con i CAV, a volte con le forze dell’ordine. Un’esperienza che può vantare anche uno strumento d’avanguardia: “Una piattaforma informatica, convalidata dall’Istituto di statistica ed epidemiologia dell’Asl Figgia- come ha spiegato il vicepresidente dott. Michele Zamboni- capace di segnalare dati per fare prevenzione sui sintomi di allarme che magari può essere estesa a tutti gli ordini del medici”. Se non c’è adeguata formazione anche la persona più sensibile può agire male. Lo ha raccontato la dottoressa Rosa Pedale ricordando quando a quella donna che iniziava a chiederle aiuto e si presentava sempre con i collant rotti, il marito le consentiva un cambio a settimana, le suggerì di chiederne un altro paio da cambiare prima. Quella donna sparì. “Ero sensibile ma senza conoscenza e persi quella donna e mi domandai come potessi davvero aiutare le altre”.

Si parla di donne, ma anche di minori. “C’è un silenzio sui minori”, ha denunciato la pediatra Maria Teresa Vaccaro, ricordando che finalmente con il Codice rosso si parla di violenza assistita non solo come aggravante alla violenza subita dalle loro mamme. Si chiamano ‘bambini invisibili’ non a caso quelli di cui ha parlato la pediatra Anna Latino, ricordando che l’Osservatorio su quanti minori vivono in condizione di degrado, abbandono scolastico, abusi “è nato in parallelo con l’associazione Viola”. “La formazione è prevenzione- ha concluso Mazzola- e da Foggia sta partendo una carovana”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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