VIDEO | Amici 22, il padre di Wax sul ‘capodanno-gate’: “Non è uno stupratore”
18 Gennaio 2023
A Castelvetrano i giovani in piazza dopo la cattura di Messina Denaro: “La mafia fa schifo”
18 Gennaio 2023

VIDEO | Dai 45 anni le donne si abbassano di 0,3 centimetri all’anno, ecco perchè

ROMA – Più si avanza con l’età e più ci si accorcia. Non è un eufemismo, ma un meccanismo meramente fisiologico. Sembra che a partire dai 30 anni, la statura tenda a ridursi di circa 0,03 cm all’anno fino a 45 anni, per poi abbassarsi quasi di 0,30 cm all’anno dopo i 45 anni. Qual è la causa principale? L’osteoporosi vertebrale in menopausa è il fattore principale. Mal di schiena, abbassamento della statura e incurvamento della colonna, talvolta fino a compromettere l’espansione toracica e la normale respirazione, sono i sintomi tipici. Per capire come prevenire il più possibile la sintomatologia, comprendere quali sono i trattamenti conservativi e non l’agenzia di stampa Dire ha intervistato il dottor Giuseppe Sciarrone, co-direttore del Centro di Chirurgia Vertebrale e Robotica di Humanitas San Pio X.

Ci può spiegare in semplici parole cosa accade alle ossa e alla schiena in questa delicata fase della vita di una donna?

“La menopausa, l’osteoporosi e le alterazioni articolari alle quali va incontro una donna in una fase così delicata della propria vita fanno parte di un percorso fisiologico cioè naturale. È importante però diagnosticare precocemente questi cambiamenti in maniera tale da poterli interpretare al meglio e scegliere il percorso di cura più idoneo”.

È vero dottore che già a partire dai 30 anni la statura incomincia ad abbassarsi? Perché ciò accade e oltre un fattore estetico quali sono le ricadute possibili sulla salute?

“Si sostanzialmente è così. Va detto che il nostro organismo è una struttura estremamente plastica e dinamica. Tutte le strutture biologiche perciò sono soggette a cambiamenti e tendenzialmente vanno incontro a dei processi di degenerazione. Questo fa sì che i cambiamenti dei tessuti abbiano delle ricadute sull’aspetto funzionale. In questo caso le cartilagini tendono a disidratarsi e questo comporta, soprattutto a livello della colonna vertebrale, che ci sia un cambiamento della conformazione della struttura anatomica”.

L’osteoporosi è una malattia che altera la struttura scheletrica: quali sono i rischi per la donna e quali le soluzioni terapeutiche oggi a disposizione?

“L’osteoporosi rischia di essere, sfortunatamente per le donne, una problematica importante. Questo perché la perdita della capacità ossea, la demineralizzazione e l’ammorbidimento delle stesse può essere estremamente rischioso per il genere femminile. È chiaro che si ha maggiore possibilità di avere delle fratture osteoporosiche poiché basta un minimo sforzo, una banale sollecitazione a produrre fratture vertebrali. Dal punto di vista terapeutico oggi abbiamo tante soluzioni come ad esempio i farmaci di ultima generazione che consentono di contrastare e invertire questa ‘tendenza’ delle ossa. Va detto inoltre che ogni percorso terapeutico è personalizzato sul singolo paziente. Questo offre la possibilità di agire in maniera efficace. Se questo non dovesse bastare lo specialista può optare per innovative soluzioni chirurgiche. Oggi disponiamo infatti di tecnologie sofisticate come il robot di chirurgia vertebrale che ci consente di esser meno invasivi rispetto al passato, accurati consentendo tempi di ripresa del paziente notevolmente ridotti”.

Che ruolo ha prevenzione nell’osteoporosi? Quali consigli vuole offrire alle donne che ci stanno seguendo in questo momento?

“La prevenzione è molto importante nel prevenire problematiche che possono essere anche molto fastidiose nella vita di una donna. Il mio consiglio è di iniziare a sottoporsi a controlli periodici subito dopo i 40 anni. Via libera perciò alle visite endocrinologiche, reumatologiche e ortopediche. La diagnostica è altrettanto importante poiché attraverso l’uso della Moc e la diagnostica sul metabolismo del calcio è possibile diagnosticare in forte anticipo questi cambiamenti. A quel punto, se necessario, la paziente può essere ‘avviata’ a terapie sostitutive sia sotto il profilo ormonale che dei metaboliti del calcio. Le frontiere sicuramente sono rappresentate dalla genomica e con gli anticorpi. Non bisogna avere paura dei segnali che il corpo durante la loro vita offre e che anzi è importante non sottovalutare”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

continua a leggere sul sito di riferimento