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VIDEO | Caos a Bologna nel primo open day, alla fine vaccino per 3000

di Pietro Tabarroni

BOLOGNA – “Certo, rifletteremo sulle modalità, perché ci si può organizzare meglio”. Ma “queste dosi sarebbero rimaste ferme per settimane. Invece, in un solo giorno stiamo vaccinando migliaia di persone”. Dopo i disordini di questa mattina, Paolo Bordon, direttore generale dell’Ausl di Bologna, commenta così l’open day vaccinale, durante una visita all’hub della Fiera, per la somministrazione a 3.000 bolognesi over 18. Per lo più si tratta di vaccino Johnson & Johnson, ma c’è anche qualcuno che dichiara di essere stato immunizzato, stamattina presto in Fiera, con la prima dose di Pfizer.

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“Non avevamo riflettuto- analizza Bordon- sul fatto che la gente potesse arrivare in orario da coprifuoco. E non ci aspettavamo una risposta simile”, a dispetto dell’annuncio dell’open day fatto circolare ieri sera dall’Ausl stessa. Una notizia che, contrariamente a quanto si sarebbe prospettato Bordon, oggi ha fatto sì che all’hub si presentassero 7.000 persone. Persone che, in assenza di una turnazione prestabilita, si sono prese a urli, spintoni e insulti, fino all’arrivo delle Forze dell’ordine.

“Non è detto che tutti leggano i giornali”, dice Bordon, che prosegue difendendo i successi dell’iniziativa: “avevamo annunciato 1.200 dosi, ma con gli sforzi dell’Ausl ne inoculeremo 3.000. Mi pare un dato encomiabile”. Resta l’altra faccia della medaglia, ovvero il tilt organizzativo. “Per le prossime giornate di vaccinazione aperte alla cittadinanza- spiega per la ‘Dire’ Bordon- una soluzione potrebbe essere la prenotazione online”, associata ad uno slot orario, un sistema che, certo, renderebbe arduo scavalcare gli altri in fila, ed eviterebbe il ripetersi degli “inquietanti avvenimenti” di stamane.

Inoltre “stiamo valutando con la Regione- prosegue il direttore dell’Ausl- di attivarli su più sedi, la prossima volta, magari più piccole e sparse nella provincia”, accorgimenti che amplierebbero il bacino dell’utenza. “Ho parlato con dei ragazzi arrivati alle 5. Dicono che lo rifarebbero- testimonia Bordon- e io con loro. E poi ci sono quelli a cui abbiamo detto che non potranno ricevere oggi il vaccino, e che rimangono sperando nel miracolo”. Perché, conclude il direttore di Ausl, “Il vaccino c’è e c’è per tutti. Questi open day sono molto importanti, e li ripeteremo”.  

“Intanto, il dato positivo è che tanti cittadini bolognesi, nonostante tanti anni di campagne no vax, abbiano compreso perfettamente la portata e l’urgenza dell’opportunità di vaccinarsi. Questo è un dato positivo: grande senso di responsabilità dei bolognesi”, commenta Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro e candidata alle primarie del centrosinistra di Bologna. “Quello che mi sento di dire è che le Istituzioni devono essere all’altezza di questa responsabilità, cioè all’altezza della qualità e del livello di consapevolezza dei cittadini, cercando di fare di tutto per migliorare l’organizzazione. Su questo non c’è dubbio. Credo che per il futuro sull’organizzazione e anche sulla serietà della logistica sarà fondamentale dare il massimo della dignità e del rispetto dei tanti cittadini responsabili che si sono presentati”, aggiunge Conti. Parla invece di una Bologna “capitale del caos” il senatore Enrico Aimi, coordinatore regionale del partito di Berlusconi in Emilia-Romagna che intende interrogare il al ministro della Salute “per evitare che certe pericolose smargiassate non abbiano a ripetersi.

Un sistema, quello bolognese, che stride con l’ordine impartito e realizzato dal Generale Figliuolo: “meno clamore, più organizzazione, più efficienza”. I ritardi sulle vaccinazioni degli under 50 in Emilia-Romagna sono per Aimi “il motivo per cui si sono riversate davanti all’hub predisposti migliaia di persone fin dalle prime ore del mattino, senza sufficiente personale d’accoglienza, senza dosi sufficienti, generando così il caos e, speriamo, solo quello. Un esempio– incalza Aimi– talmente negativo che dobbiamo evitare di veder replicati anche in altre province dell’Emilia-Romagna” perché è stata, conclude, una “brutta pagina di malasanità”. 

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