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Verso il voto a Bologna: Alessandro Bergonzoni e Irene Enriques a #mandaloaDiRE

montaggio video di Davide Landi

La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe. Poi, una cosa da salvare e una da cambiare nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE”, la rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Gli ospiti del secondo appuntamento sono l’attore Alessandro Bergonzoni e la direttrice generale di Zanichelli Editore Irene Enriques.

BERGONZONI: “BISOGNA ESTERIORIZZARE IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA”

Il prossimo sindaco di Bologna? “Non fatemi fare dei nomi, ne hanno già fatti troppi”. Fortunatamente però, a Bologna, “a differenza della politica nazionale ci sono più possibilità di uomini tra cui scegliere”. Non si sbilancia troppo sui nomi l’attore Alessandro Bergonzoni, che risponde alle domande di #mandaloaDiRE, la rubrica-format che la ‘Dire’ avvia sui suoi canali in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna. Nomi a parte, Bergonzoni ha le idee chiare però su quello che invece dovrebbe essere il programma elettorale del futuro sindaco della città. “Non si può pensare ad una cosa sola- spiega- tutto è fondamentale”. E dunque, si parta “dalla riapertura dei teatri e dei cinema” anche perché “proprio con la pandemia ci siamo resi conto di quanto ci mancano”. Ma “c’è anche un sistema carcerario da cambiare. Mi piacerebbe che Bologna avesse un carcere molto più vivibile”. Un tema “che vale in tutta Italia, ma che è molto impopolare”, sottolinea l’attore.

Ancora, “il tema dei migranti, la giustizia, la scuola, la sanità. Tutto è nello stesso insieme”. Tre parole per descrivere Bologna oggi: “Aperta, accesa, pensosa”. parole per come dovrà essere quella di domani: “Splendente, ragionante e sociale… e artistica”. Per Bergonzoni, ascoltato con le mani in pasta, intento a cucinare di ravioli per le mense delle Cucine popolari, è necessario “cambiare il linguaggio della politica”. Basta con i politici che parlano solo a sé stessi e tra loro, è ora di “andare verso l’esterno, rivolgersi agli altri”. Si deve, conclude l’artista, “cambiare anima. E Bologna può cambiare anima. C’è tutta una politica che vede solo a settore, che vede solo a parentesi. C’è lo specialista della mano, del gomito, degli occhi. Ma signori, la società è tutto il corpo”.

ENRIQUES: “PER CAMBIARE C’È BISOGNO DI ACCOGLIENZA”

Bologna è una città “ricca delle persone che ci sono nate, ma più ricca delle persone che ci sono arrivate e poi hanno scelto di fermarsi” sotto le Due torri. Ed è proprio su quelle persone, che spesso arrivano nel capoluogo emiliano-romagnolo per studiare, che il prossimo sindaco e la Giunta dovrebbero investire perché “per cambiare Bologna c’è bisogno di accoglienza”. Lo sa bene Irene Enriques, direttrice generale della Zanichelli Editore, protagonista di #mandaloaDiRE, la rubrica-format che la ‘Dire’ avvia sui suoi canali in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

“È vero che chi arriva deve restare, però forse ora non è accolto come dovrebbe”, insiste Enriques, suggerendo di mettere nel programma elettorale anche il sostegno alle giovani famiglie. Tre parole per descrivere Bologna? “Solidale, pronta a reagire in momenti come questo molto difficile per Bologna e sostenibile”, dice la direttrice, che ha anche le idee chiare sulla principale “opportunità” che ha la città ‘di domani’. Si tratta del Polo tecnologico, che Enriques descrive come “la proposta forte” sotto le Due torri, ma anche “l’opportunità più grande che ha Bologna nei prossimi anni”. Chi sarà il prossimo sindaco di Bologna? “Non ho un nome dei sogni- chiude la direttrice- ma è bene che sia un nome reale e comprensibile. C’è stato un lavoro chiaro che è stato fatto in questi anni, e sarebbe difficile capire una sterzata in questo momento”.

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