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Velina Rossa: “I viaggi di Salvini e Togliatti a Mosca, trova le differenze”

ROMA – Il viaggio di Matteo Salvini a Mosca come quella di Palmiro Togliatti nel 1950? L’ardito paragone è della Velina Rossa, il foglio parlamentare di Pasquale Laurito. “La storia si ripete ma spesso lo fa sotto forma di farsa, diceva Carlo Marx. E per restare in ambienti a noi vicini – scrive la Velina parlamentare vicina al centrosinistra – la passione con la quale Matteo Salvini persegue l’ormai famigerato viaggio a Mosca, ci fa venire in mente l’impresa di Palmiro Togliatti nel dicembre del 1950. Il leader comunista venne chiamato da Stalin nella capitale russa per ricoprire la carica di presidente del Cominform. Togliatti, che credeva di essere ospitato per curare le conseguenze di un incidente, rimase alquanto sbalordito da un’offerta che lo avrebbe allontanato per molto tempo da Roma e dall’Italia. Con tutta la sua determinazione, e nonostante il parere contrario di Secchia e Longo, disse ‘no’ al Cominform e al dittatore georgiano, e tornò in patria via treno”.

“Matteo Salvini avrà lo stesso coraggio del grande leader comunista nel difendere l’interesse italiano e condannare l’invasione dell’Ucraina da parte dei russi? Ne dubitiamo. Spesso e volentieri infatti a Salvini è mancato il coraggio di portare a termine le sue iniziative, circostanza che gli ha attirato le ironie della rivale e alleata Giorgia Meloni, che invece non mostra il minimo cedimento nell’adesione all’asse transatlantico”. In realtà, aggiunge Velina Rossa, “dal punto di vista politico Salvini si è impantanato e non sa come uscirne. Pare, anzi, secondo nostre informazioni, che persino il vecchio Bossi abbia usato parole piuttosto severe nei riguardi del suo ‘leader’”.

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“C’è poi una concreta preoccupazione nella Lega – prosegue la Velina Rossa -, che diventa persino ansia alla vigilia delle elezioni amministrative. Il Carroccio questa volta può subire una doppia sconfitta: il fallimento del referendum sulla giustizia e le elezioni nei Comuni che vanno al voto il 12 giugno. Questo avverrà alla vigilia della chiusura delle Camere per la festa del 2 giugno e per le prossime elezioni amministrative. Il ritorno in Parlamento vedrà però un passaggio decisivo nelle comunicazioni che il presidente del consiglio Mario Draghi farà sulla politica internazionale il 21 e 22 giugno. Il premier ha assunto anche in Europa un ruolo di primo piano, allo stesso livello di Marcon e un passo avanti rispetto a Scholz. Ma in patria deve vedersela coi Salvini e i Conte, che gli recano qualche grattacapo di troppo. Torniamo sul coraggio, virtù principe in politica e non solo. Noi non crediamo che Salvini e Conte siano così coraggiosi da votare contro Draghi. Sarebbe la loro fine politica, anche perché in caso di crisi il presidente della Repubblica potrebbe anticipare le elezioni. Allora i due leader gialloverdi dovrebbero vedersela con le truppe parlamentari inferocite. Vogliamo chiudere questa nostra riflessione invitando il segretario del Pd Enrico Letta ad abbandonare per una volta gli indugi soverchi: rassicuri il popolo della sinistra che vive un lungo spaesamento, tra venti di guerra e crisi economica”. 

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