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Un boss della pesca illegale accusato dell’omicidio del giornalista nell’Amazzonia brasiliana

La polizia brasiliana è “fortemente convinta” che il capo di un’organizzazione criminale dedita alla pesca illegale, già in carcere, sia il mandante del duplice omicidio dell’esperto di studi sui nativi Bruno Pereira e del giornalista Dom Phillips, uccisi nel giugno dell’anno scorso nella Valle do Javarì, una delle aree più remote dell’Amazzonia brasiliana, nello Stato orientale di Amazonas. L’ex sovrintendente della polizia federale di Amazonas Alexandre Fontes, il dirigente che ha guidato buona parte delle indagini sul caso di duplice omicidio, ha affermato in una nota che “vi è la forte convinzione che Rubén Dario da Silva Villar detto Colombia”, questo il nome dell’accusato, “sia stato la mente” degli assassinii di Pereira e Philipps. “Il boss- si legge nel comunicato- avrebbe pianificato gli omicidi perchè le ricerche sulla pesca illegale condotte da Pereira avrebbero potuto arrecare gravi danni alle sue attività criminali”. Colombia, originario del Paese che gli è valso il soprannome, è stato arrestato il mese scorso nell’ambito delle indagini sull’omicidio dello studioso dei popoli originari, già esperto della Fundação Nacional do Índio (Funai) del governo, e del cronista, cittadino britannico sposato con una donna brasiliana e residente in Brasile, freelance ma storico collaboratore del The Guardian. Il boss, in occasione dell’arresto, è stato definito dalla polizia brasiliana “leader e finanziatore di un’associazione criminale dedita alla pesca illegale nella regione di Vale do Javari, responsabile della vendita di grandi quantità di pesce che veniva esportato nei Paesi vicini”.

TRA GLI IMPUTATI ANCHE UN ADOLESCENTE

Gli imputati per il duplice omicidio sono saliti ora a cinque, fra i quali anche un adolescente. Le altre quattro persone coinvolte, fra cui Colombia e gli esecutori materiali, sono stati pertanto accusati anche di “corruzione di minore”. Il caso di Pereira e Phillips è stato rilanciato in tutto il mondo ed è diventato uno degli emblemi delle violenze a cui sono sottoposti gli attivisti e i professionisti dei media che difendono l’Amazzonia, la più grande foresta pluviale del Pianeta. A fare appello per ritrovare i due uomini, quando erano ancora dispersi, anche l’allora candidato alla presidenza Luiz Inácio Lula da Silva, poi eletto a ottobre capo dello Stato. La salvaguardia dell’Amazzonia è stata indicata dal presidente come una delle priorità del suo governo. 
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