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Ucraina, l’8 giugno Lavrov sarà in Turchia per sbloccare l’export di grano

ROMA – Il ministro degli Affari esteri russo Sergei Lavrov sarà in Turchia il prossimo 8 giugno per discutere la fine del blocco alle esportazioni di grano dall’Ucraina, un problema che sta causando una forte crisi alimentare soprattutto nei paesi in via di sviluppo. L’intesa, come ha anticipato il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu alla stampa turca, dovrebbe prevedere “l’apertura di un corridoio sicuro” per comprendere “il transito di navi cargo di grano attraverso il Mar nero”.Ieri, mentre la guerra in Ucraina si avvia verso il centesimo giorno, all’emittente francese TF1 Lavrov ha cercato di rilanciare le relazioni con i paesi occidentali, dicendosi certo che “le porte del dialogo con l’Occidente non sono ancora chiuse”. A evidenziare la necessità di far lavorare Mosca e Kiev alla pace è stato domenica scorsa il presidente Racep Tayyip Erdogan, che ha proposto colloqui telefonici distinti con i rispettivi omologhi, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo ieri in un tweet ha riferito il contenuto della discussione: “Con Erdogan concordiamo sulla necessità di riportare la pace. Apprezziamo l’aiuto della Turchia in questo processo”. I due leader hanno affrontato anche il tema dei rischi che il conflitto sta provocando all’approvvigionamento mondiale di cibo, e rilanciato la cooperazione nell’ambito della difesa.

L’ESTONIA SPINGE PER IL SETTIMO PACCHETTO DI SANZIONI

Mentre i negoziati di pace continuano a riguardare la penisola anatolica, in Europa stamani il primo ministro dell’Estonia Kaja Kallas ha proposto all’Unione europea di rimettersi subito al lavoro per un settimo pacchetto di sanzioni alla Russia, a poche ore dalla faticosa approvazione da parte del Consiglio di un sesto pacchetto che ha richiesto settimane di contrattazioni tra gli Stati membri. “Penso che il gas debba essere nel settimo pacchetto, ma sono anche realistica. Non credo che ci sarà” ha detto la premier.

I RUSSI SONO ENTRATI A SIEVIERODONETSK

Le diplomazie internazionali si muovono mentre i carri armati di Mosca sono ormai entrati a Sievierodonetsk, principale città del Donbass, nei pressi della quale ieri è rimasto ucciso il giornalista dell’emittente francese Bfmtv Frederic Leclerc-Imhoff. Le truppe russe e le forze dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk (Lpr) rivendicano il controllo di almeno un terzo della città, così come ha confermato stamani all’agenzia russa ‘Tass’ Leonid Pasechnik, a capo dell’entità separatista.Pasechnik ha riferito che i combattimenti per piegare la resistenza delle forze di Kiev “sono durati più di quanto ci aspettassimo” e sono “tuttora in corso”. Il leader ha detto poi che le forze russe e della Lpr “hanno risparmiato la maggior parte delle infrastrutture” in quanto la loro salvaguardia “è la nostra priorità”. Ieri tuttavia, il presidente Zelensky ha denunciato che il 90% degli edifici sarebbe andato distrutto negli scontri. Infine, Pasechnik ha detto che l’obiettivo dell’offensiva è “la liberazione delle città di Sievierodonetsk e Lisichansk”.

A LUGANSK I COMBATTENTI RIMANGONO NELLE LORO POSTAZIONI

Oleksandr Stryuk, sindaco della città orientale sotto attacco, ha dichiarato che “Sievierodonetsk è ancora in mano ucraina e sta combattendo”, ma sul piano umanitario “le evacuazioni non sono possibili a causa dei combattimenti”. Infine, il governatore di Lugansk suo canale Telegram ha dato ulteriori aggiornamenti sulla situazione sul terreno, definendola “estremamente complicata: parte di Sievierodonetsk è controllata dai russi. Non è possibile muoversi liberamente in città: i nostri combattenti rimangono ancora nelle loro postazioni. Il nemico sta pianificando un’operazione per ripulire i villaggi circostanti. I volontari feriti sono stati portati fuori da Sievierdonetsk”.
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