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Tumore al polmone, sopravvivenza in aumento fino al 60% per forme mutate

ROMA – I pazienti con tumore del polmone hanno bisogno di cure, ma anche di ascolto, di condividere con altri pazienti le loro storie di vita e di malattia, di acquisire informazioni dai clinici e consapevolezza per essere in grado di affrontare con determinazione e coraggio la malattia e le terapie.Walce – Women Against Lung Cancer in Europe, impegnata a informare la popolazione sul tumore del polmone, in occasione del mese della sensibilizzazione organizza per il terzo anno consecutivo ‘Be MUTual Days’, un meeting di due giorni- 15 e 16 novembre- interamente dedicati ai pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule con mutazioni genetiche e in stadio metastatico.

L’OBIETTIVO DEL MEETING

Un evento unico sul territorio nazionale, che ha l’obiettivo di far incontrare le discussioni scientifiche dei medici e i bisogni e le aspettative dei pazienti rispetto ai test molecolari, ai farmaci innovativi e alla loro presa in carico. Un incontro e un confronto di persone che vivono la stessa esperienza di malattia e scambiano idee con familiari, caregivers, oncologi italiani ed europei, psicologi, infermieri, Società Scientifiche e Istituzioni.

CHI PARTECIPERÀ ALL’INCONTRO

Importante l’afflusso dei partecipanti provenienti da tutto il Paese a questo evento, che continua ad essere primo e unico fino ad oggi in Italia e in Europa. Silvia Novello, Professore Ordinario di Oncologia Medica, Università degli Studi di Torino, Responsabile Struttura Semplice Dipartimentale Oncologia Polmonare, AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e Presidente di Walce Onlus, dichiara che “in Italia, a differenza di altri Paesi europei e degli Stati Uniti, non esistono forti Associazioni di pazienti specificatamente impegnate sulle singole alterazioni molecolari quali EGFR, ALK, ROS, BRAF e altre. Per questo WALCE facilita e organizza questo incontro dedicato ai pazienti”. “Tema della prima giornata- prosegue Novello- l’aggiornamento scientifico, costruito in modo da essere fruibile dai pazienti, con l’intervento di un esperto mondiale, Benjamin Besse, Responsabile della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Gustave Roussy di Villejuif in Francia. Avremo poi le testimonianze di molti pazienti, italiani ed europei. Domani, invece, si farà il punto sugli studi clinici, per la prima volta si parlerà di un argomento troppo spesso trascurato, le terapie di supporto e, infine, vi saranno spazi dedicati ai gruppi di lavoro”.

TUMORE AL POLMONE E TERAPIE DI PRECISIONE

Il tumore del polmone è considerato il modello della medicina di precisione in oncologia, perché è il tumore solido in cui esistono più marcatori per poter utilizzare delle terapie a bersaglio molecolare. EGFR, ALK, ROS e molte altre sono sigle che per la gente comune non significano niente, ma che per i pazienti affetti da un tumore del polmone hanno un preciso significato, perché sono i nomi dei geni alterati che causano la malattia. “All’incirca il 25% dei pazienti, che sono quelli che incontriamo al meeting di Roma, affetti da questa malattia possono essere trattati con farmaci biologici- sottolinea Silvia Novello- la ricerca sta cercando di estendere questa percentuale e di arrivare a numeri decisamente superiori: si pensa di poter arrivare a trattare con medicina di precisione all’incirca il 70% dei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule. Le percentuali di sopravvivenza che questi pazienti possono raggiungere, se trattati con terapia adeguata, potrebbero quasi triplicarsi: se il tasso di sopravvivenza a 5 anni per i pazienti affetti da tumore polmonare in stadio avanzato è compreso fra il 15% e il 19%, questo può superare il 60% nei pazienti oncogene addicted”.

COSTA: “CON WALCE CAMBIO DI PROSPETTIVA SU MALATTIA, NON MI SENTO PIÙ SOLA”

L’atmosfera di questa terza edizione di ‘Be MUTual Days’, che quest’anno torna in presenza, è di vivacità, grande sinergia, fiducia e speranza. I pazienti hanno bisogno di sentirsi accolti, parte integrante di un sistema che ruota attorno a loro e se ne prende cura, ma anche parte di un gruppo di persone ancora attive e vitali nonostante la malattia. “La condivisione con altre persone che vivono la tua stessa esperienza di malattia, il contatto diretto con il medico curante, che ti segue e si prende cura di te, e l’informazione- testimonia Roberta Costa, paziente e membro Walce Onlus- sono i punti chiave del percorso di cura quando si ha una malattia polmonare. Conoscere il mondo Walce ha significato per me un cambio di rotta, un cambio di prospettiva rispetto alla malattia. Ora non mi sento sola, so che intorno a me ci sono persone che hanno un solo obiettivo: migliorare la quantità e la qualità di vita di noi pazienti con tumore del polmone con mutazioni”.

Roberta Costa aggiunge inoltre che “l’informazione aiuta ad elaborare la consapevolezza della malattia e a convivere con essa. L’informazione è essenziale dal punto di vista medico- scientifico ma anche emozionale e motivazionale. E questo convegno organizzato da Walce ha proprio l’obiettivo di costruire un ponte tra noi pazienti e i medici, uno scambio di idee, un confronto per aiutarci a vicenda”.

I TRIAL CLINICI

In Italia diversi Centri equamente distribuiti sul territorio nazionale portano avanti almeno un centinaio di studi clinici su questa malattia. I pazienti, inoltre, sono sempre più coinvolti nei processi che portano allo sviluppo di nuovi farmaci e dei trial clinici. Nonostante questo, si ravvisano alcune criticità riguardo la partecipazione dei pazienti alle sperimentazioni. Secondo uno studio, almeno un terzo di essi nel corso della loro storia di malattia non sente mai parlare di sperimentazioni cliniche. Eppure, lo studio clinico può rappresentare una valida opzione terapeutica per i pazienti italiani, visto che spesso l’approvazione dei farmaci da parte della nostra agenzia regolatoria (Aifa), arriva parecchio tempo dopo rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti.

Il mancato accesso ai trial clinici, come sottolineano gli esperti riuniti ai ‘Be MUTual Days’, sarebbe in parte legato a un difetto comunicativo tra medico e paziente, il primo costretto a visitare e parlare con l’assistito in tempi troppo stretti, il secondo continua a leggere sul sito di riferimento