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Strage di Bologna, i familiari delle vittime: “Unificare i processi di appello affossa la verità”

BOLOGNA – “Unificare i processi d’appello di Gilberto Cavallini e Paolo Bellini è un discorso che va contro la verità”. A dirlo è Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, che ovviamente sposa senza riserve la linea dei legali di parte civile, che oggi hanno presentato un’istanza per chiedere alla Corte d’appello bolognese di annullare la decisione di rinviare al 19 aprile 2023 l’inizio del processo d’appello nei confronti di Cavallini, che ad agosto era stato fissato al 12 gennaio 2022.

Da parte sua, Bolognesi resta dell’idea che questo rinvio così lungo sia stato deciso perché si pensa di unificare i processi d’appello di Cavallini -condannato in primo grado all’ergastolo per concorso nella strage- e di Bellini, attualmente a processo in Corte d’Assise per lo stesso reato. “Secondo me le casualità, in questi processi, non esistono”, afferma, aggiungendo che “anche se, in punta di diritto, un’unificazione sarebbe possibile, secondo me significherebbe affossare definitivamente la verità sul 2 agosto”. Per Bolognesi, infatti, “i due processi non si possono mettere insieme: sarebbe tutto da rifare, e nel 2040 saremmo ancora lì a discutere del processo sulla strage”. Ovviamente, chiosa, “i familiari delle vittime non vogliono questo, probabilmente chi lo vuole è qualcuno della P2, che preferisce che non si parli di queste cose”.

Sulla questione interviene anche la presidente del Quartiere Navile, Federica Mazzoni, che sta seguendo il processo a Bellini in rappresentanza del Comune di Bologna. Secondo Mazzoni, anche se “ben si comprende l’affaticamento del sistema giudiziario, il rinvio dell’appello a Cavallini stride rispetto all’indicazione di legge che pone i reati di strage come di assoluta priorità. La burocratizzazione della magistratura- conclude- non può avere l’esito di lasciare ancora la città e l’associazione dei familiari delle vittime senza piena verità e giustizia”.

PARTI CIVILI: CORTE APPELLO ANNULLI RINVIO CAVALLINI

Come preannunciato nei giorni scorsi, i legali di parte civile impegnati nei processi sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna chiedono ufficialmente alla Corte d’appello bolognese -che ha disposto il rinvio dal 12 gennaio 2022 al 19 aprile 2023 del processo d’appello all’ex Nar Gilberto Cavallini- di tornare sui suoi passi e quindi di far iniziare il procedimento a gennaio, o al limite in una data “di poco successiva a quella originariamente fissata”. Questa, in sintesi, la richiesta contenuta nell’istanza di anticipazione di udienza firmata dal pool di avvocati guidato da Andrea Speranzoni.

Il documento è stato predisposto dopo che la Corte, due giorni fa, ha notificato la decisione di rinviare di un anno e tre mesi l’avvio del processo di appello nei confronti di Cavallini, condannato in primo grado all’ergastolo per concorso nell’attentato.

A sostegno della loro richiesta, i legali ricordano che il Codice di procedura penale “impone agli uffici giudicanti di assicurare la ‘priorità assoluta’ ai processi relativi a specifici reati di straordinaria gravità e lesivi di interessi collettivi”. Un rinvio di un anno e tre mesi, quindi, secondo gli avvocati violerebbe questa norma, oltre a “comportare un ingiustificata dilatazione dei tempi processuali, in deroga ai principi costituzionali del giusto processo e della sua ragionevole durata, con gravissimo nocumento per il diritto delle vittime della strage, dei loro familiari e della comunità territoriale all’accertamento delle responsabilità penali”.

Senza contare, aggiunge il pool di avvocati guidato da Andrea Speranzoni, che il presidente vicario della Corte d’appello bolognese, Roberto Aponte, nella sua relazione in occasione dell’inaugurazione dell’ultimo anno giudiziario “include esplicitamente fra i procedimenti di maggior rilievo, al pari di quelli relativi al fenomeno della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, il processo di appello a carico di Cavallini”, proprio per “l’eccezionale gravità dell’attentato” del 2 agosto. Dunque, tirano le somme gli avvocati, l’allungamento dei tempi processuali provocato da un rinvio di oltre un anno “appare estremamente eccessivo e idoneo a compromettere diritti fondamentali risarcitori e diritti afferenti la sfera personale delle parti civili, tra cui il diritto alla verità e quelli derivanti dalla legittima aspettativa dell’accertamento giudiziario”.

Né vale, secondo i legali, la giustificazione del rinvio con il fatto che il reato di cui è accusato Cavallini non si prescrive. Da qui la richiesta di ripristinare, per l’avvio del processo, la data del 12 gennaio o di fissarne una di poco successiva, nella convinzione che “il diritto all’accertamento delle responsabilità e della verità non possa subire ulteriori compressioni e differimenti”.

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