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Scontro Draghi-De Luca: “Chi gliel’ha chiesta la Dad? Premier candidato al club sfondatori porte aperte”

NAPOLI – “Il presidente del Consiglio ha parlato per mezz’ora, insieme con il ministro dell’Istruzione, contro la didattica a distanza generalizzata che non ha chiesto nessuno in Italia. Ha scelto un obiettivo di comodo per parlare per mezz’ora candidandosi anche lui a iscriversi nel club degli sfondatori di porte aperte. Chi gliel’ha chiesta la didattica a distanza?”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, intercettato dai cronisti a margine di una riunione del Consiglio regionale.

“Ho trovato sconveniente – ha detto il governatore – che non ci sia stata un risposta di merito al problema limitato posto dalla Regione Campania: parlavamo di due settimane di respiro, limitate alle elementari e alle medie, per organizzarsi al meglio. Invece ora avremo scuole nelle quali i bambini sono senza mascherina, perché le Ffp2 non sono arrivate, costretti a stare in classe con le finestre aperte, i cappotti addosso e i cappelli in testa. Si sarebbe dovuto parlare di questo”. 

“HO VISTO DRAGHI CAMMINARE SULLE ACQUE DEL TEVERE”

 “Se può fare piacere anche la Campania da oggi può dire che va tutto bene, che è tutto aperto, che il Covid è un raffreddore e, se volete, posso anche giurarvi di aver visto il presidente Draghi camminare sulle acque del Tevere”. Ironizza così il governatore sullo scontro apertosi con il governo in relazione all’apertura delle scuole.

“La mia sensazione – ha aggiunto – è che siamo chiamati tutti a dire, da qui all’elezione del presidente della Repubblica, che in Italia va tutto bene, che l’economia è aperta, che le scuole sono aperte e che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Io penso che la lettura della situazione dell’Italia debba essere meno pacificata e un po’ più ragionevole”.

“DRAGHI LIMITA I GIORNALISTI COME NELLE DEMOCRAZIE PROTETTE”

“Ho ascoltato ieri la conferenza stampa del presidente del Consiglio che ho trovato per un verso sconcertante e per un altro verso insopportabilmente demagogica”. “All’inizio ha delimitato il recinto nel quale i giornalisti potevano muoversi. Trovo francamente incredibile che il presidente del Consiglio dica ai giornalisti le domande che possono e non possono fare. Queste cose avvengono nelle democrazie cosiddette protette”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca a margine di una riunione del Consiglio regionale.

“Ovviamente il presidente del Consiglio – ha aggiunto – è libero anche di mandare al diavolo il giornalista che fa la domanda o di non rispondere. Ma non credo però che si possa delimitare l’ambito delle domande. A me pare che siamo in un Paese nel quale si è determinata una sorta di narcotizzazione della ragione critica che, mi auguro, vengo ritrovata quanto prima possibile”. Consiglio regionale.

“MISURE GOVERNO MI SEMBRANO VIRTUALI, NON SONO ATTUABILI”

“Per quanto riguarda le misure previste dal governo – spiega De Luca – mi sembrano tutte virtuali e in larga misura inattuabili, a cominciare dai tracciamenti e dalla garanzia da dare ai presidi, e conseguentemente, alle famiglie di tranquillità. Siamo tutti per la scuola in presenza, ma non tutti condividiamo la necessità di parlare un linguaggio di verità, di partire dalla realtà per quella che è e tutelare davvero, non per finta, la salute dei nostri bambini”.

Interpellato in merito alla decisione del Tribunale amministrativo regionale, che ha sospeso l’efficacia della sua ordinanza, che disponeva lo stop alle lezioni in presenza fino alle secondarie di primo grado, il governatore ha ricordato che “il Tar ha concesso la sospensiva rispetto alla richiesta del governo, fissando per febbraio la discussione in collegio. Per febbraio sarà cambiato il mondo. I due punti forti su cui si è basata la richiesta di sospensiva – ha precisato – sono questi: la Regione Campania non è in zona rossa e il governo nei suoi decreti ha messo in campo tutte le misure necessarie per contenere il Covid. Bene, rispetto alla zona rossa, io credo che una Regione non sia obbligata ad aspettare la zona rossa e la drammatizzazione del contagio prima di prendere misure preventive. Noi, da sempre, abbiamo una linea diversa: le decisioni riteniamo che si debbano prendere prima che sia esploso il problema, non quando è esploso”. “Adesso, al di là delle considerazioni politiche, noi saremo impegnati all’ultimo respiro per ampliare quanto più possibile la platea di bambini vaccinati. Già ieri – ha aggiunto – abbiamo avuto un bel risultato, siamo a 59mila vaccinazioni per la fascia 5-11 anni, faremo l’impossibile per arrivare a fine gennaio a oltre 100-120mila bambini vaccinati perché, come ha detto in maniera limpida e fluente il professore Brusaferro, il Covid non è una banalità”.

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