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Salvini, Conte e Letta: ognuno ha grossi guai in casa propria

ROMA – Nei partiti come ti giri c’è una grana, a volte grossa come una casa. A cominciare dalla Lega, che i sondaggi danno prima forza politica. Matteo Salvini gira come un pazzo in tutta Italia, forse per non rimanere anche lui schiacciato sotto il flop della sua Lombardia per quanto riguarda i vaccini anti covid. Ricordate Giulio Gallera di Forza Italia? Un tempo assessore, era stato messo in croce da Salvini e trasformato nel colpevole assoluto della pessima gestione della Sanità lombarda. Fu rimosso e con pompa magna fu annunciata la svolta con la nomina della lady di ferro, Letizia Moratti. Affiancata da Guido Bertolaso, che di come risolvere disastri se ne intende. Niente da fare, anche con loro la situazione è peggiorata giorno dopo giorno e ormai siamo alla frutta, alla caccia del nuovo capro espiatorio: “Dentro la Lega c’è forte preoccupazione – dice una fonte del Carroccio- eravamo partiti già male ma adesso la situazione è allarmante. Il presidente Fontana deve resistere, almeno il tempo necessario per costruire un’altra alternativa, Fontana ormai è bruciato… Ecco, se si dovesse votare tra poco uno come Giorgio Gori (sindaco Pd di Bergamo, ndr) ce la potrebbe fare a batterci”. Per dire la Lega.

Nel M5S non ne parliamo. Da un mese Giuseppe Conte, il leader incaricato dall’altissimo e supremo garante, Beppe Grillo, è sparito dai radar. Non se ne sa nulla. Che fa? Boh, studia il progetto di rilancio del Movimento, si dice. Oggi si scopre, invece, che l’avvocato del popolo sta studiando le carte per fare causa a Casaleggio e alla sua baracca Rousseau. “Io mi auguro che prevalga il buon senso – dice il ministro Stefano Patuanelli, braccio destro e sinistro di Conte- certo se si continua a dire che il Movimento 5 Stelle deve 450mila euro a Rousseau è difficile che vi sia un’alternativa. Non esiste nessun contratto. Il Movimento 5 Stelle non ha mai avuto neanche un conto corrente, non ha mai avuto un’entrata, quindi non puo’ avere contratti giuridicamente vincolanti… non si può pensare di bloccare uno strumento che il Movimento ha utilizzato, per un ipotetico debito che non esiste”. Ed ecco spiegata la latitanza di Conte: perché la sua nomina a Capo politico deve passare attraverso il voto su Rousseau, che Casaleggio sta bloccando. Quindi è tutto fermo, in attesa delle carte bollate e che qualche giudice sblocchi il voto, almeno si spera. Altre voci dentro al Movimento danno questa versione: “Conte non ne vuol sapere di queste beghe legali, aspetta che siano sciolte dal Movimento. Il vero nodo è se Conte vuole stare sopra ai 5 del direttorio, e allora si deve votare su Rousseau; oppure è uno dei 5 che poi da questi viene incoronato leader, e allora non c’è bisogno del voto”.

Anche in casa Pd c’è maretta. Il segretario Enrico Letta sta spingendo sul rinnovamento del partito a partire dalla nomina di due donne a Capigruppo alla Camera e al Senato. Una decisione che ha suscitato irritazione e si è trasformata in un ampio dibattito. Questa mattina alla Camera c’è stato il primo round: il Capogruppo uscente, Graziano Delrio, ha accettato di farsi da parte in nome dell’unità. Ma per la successora bisognerà aspettare, perché molti oltre 30 deputati si sono iscritti a parlare e la riunione proseguirà giovedì. L’elezione chissà. Al Senato l’assemblea è in corso, e qui la partita è più difficile, perché il Capogruppo, Andrea Marcucci si è detto pronto ad accettare consigli ma non imposizioni. Facile prevedere un rinvio della nomina in attesa che le diverse aree politiche si accordino. Con le ‘correnti’ della Camera che aspettano di capire che accordo si trova al Senato, e viceversa, per bilanciarsi a vicenda. Insomma, alla fine ci sarà il cambiamento, ma chi e come lo decidereranno i gruppi parlamentari e non il segretario. E dei rispettivi guai Letta e Conte ne parleranno domani faccia a faccia.

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