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Rinaldi (UnitelmaSapienza): “Il mercato del lavoro italiano ha un problema con le madri”

ROMA – “Il mercato del lavoro in Italia ha un problema non tanto e non solo con le donne, ma proprio con le mamme”. A dirlo è la direttrice della Scuola di Alta Formazione di Economia di Genere UnitelmaSapienza Azzurra Rinaldi, intervenuta al webinar ‘Il ruolo della donna al tempo del Covid-19′, promosso dalle coordinatrici e dal coordinatore della Community Alumni UnitelmaSapienza Aus Paola Moretti, Maria Chiara Sicari e Francesco Stella e aperto dal magnifico rettore dell’ateneo telematico Antonello Folco Biagini.

È proprio il tema della maternità in tempi di pandemia Covid-19 a percorrere come un filo rosso l’incontro, in vista della festa della mamma di domenica che, al di là delle celebrazioni, porta alla ribalta le storture di un sistema che dall’inizio dell’emergenza ha visto le donne sobbarcarsi un carico maggiore di lavoro di cura di bimbi, ragazzi e anziani. “Se andiamo a vedere i dati degli ultimi anni quasi stabilmente abbiamo un 30% di differenza tra il tasso di occupazione di un uomo in coppia con figli e quello di una donna nella stessa situazione”, avverte Rinaldi. E sottolinea l’importanza di una “contro-narrazione” necessaria sui temi di genere, per sfatare gli stereotipi che sorreggono lo storytelling sulle donne.

Come quello “che le italiane non vogliono avere i figli- osserva-. Tra le donne che non li hanno solo il 5% dichiara di non volerli”. O il tema della scelta del part-time, tutt’altro che voluto dalle donne “perché dai dati vediamo che nel 76% dei casi è involontario”, usato per “rinnovare la tesi che debbano rimanere in equilibrio nelle varie operazioni in cui sono impegnate, sotto la maledizione del presunto multitasking”.

Il problema per Anna Grimaldi, responsabile della struttura Inclusione Sociale e presidente del Cug di Inapp, sta nella “complessità del ruolo di madre” e nell’arretratezza che, ad esempio, ancora caratterizza il panorama italiano in tema di congedi parentali paterni: “In Svezia diverse inchieste hanno dimostrato che il 43% dei giorni presi per la malattia dei bambini vengono presi dai papà e che l’80% degli uomini prende il congedo di paternità immediatamente dopo la nascita del figlio”. Nulla da fare per l’Italia, dove “gli uomini guadagnano più delle donne e la differenza di salario si allarga con l’età”, laddove “l’occupazione femminile diminuisce all’aumentare del numero di figli e di anziani di cui occuparsi”, ricorda poi la direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche di UnitelmaSapienza, Rosella Castellano, che insiste sulla necessità di innalzare il livello dell’educazione finanziaria femminile.

E del funambolismo tra i diversi ruoli cui il Covid-19 ha costretto centinaia di migliaia di donne in Italia hanno testimoniato Adriana Bonutti, infermiera dell’ospedale di Udine, e Maria Acciarito, studentessa di UnitelmaSapienza. “Io sono un’infermiera- racconta Bonutti- e mi sono ritrovata a uscire da una modalità all’altra”. Mamma, figlia, infermiera in prima linea, in quelle corsie in cui i sanitari hanno sperimentato l’isolamento non sotto le vesti dell”io resto a casa’, ma “all’interno del reparto, in cui, dopo aver fatto entrare i pazienti, chiudevamo le porte e i parenti non li vedevano più per giorni, settimane, mesi”.

Mentre per Acciarito il lockdown ha significato “smart working totale, in contemporanea con la Dad di mio figlio. Mi sono sentita in un certo senso prigioniera- racconta-. Sono felice perché, rispetto a chi è stato in prima linea come Adriana, ho avuto la possibilità di mantenere il mio lavoro da casa, non prendere i mezzi pubblici e non rischiare di essere contagiata, ma ho sentito che la mia energia era rinchiusa e ho riscoperto una parte di me per colmare le mancanze e il tipo di vita che non conducevo più”. Così “ho discusso un master in pieno lockdown e ho preso la decisione di rimettermi a studiare seguendo un percorso magistrale”.

“Il peso maggiore della pandemia, come succede nei conflitti e in tante altre vicende umane, è ricaduto sulle donne per le questioni della cura della famiglia, dei figli e, in molti casi, anche del partner maschile- afferma il rettore Biagini-. I diritti esistono, ma poi farli valere, renderli attivi nella nostra vita quotidiana, è molto più difficile. Questo è il percorso che dobbiamo fare e che riteniamo come università di dover fare”, conclude.

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