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Rifiuti Roma, il ministero dell’Ambiente tenta la mediazione. Campidoglio: “No alla discarica”

ROMA – Il primo tentativo di mediazione tra Regione Lazio e Campidoglio da parte del ministero dell’Ambiente per scongiurare una crisi rifiuti a Roma sembra essere andato a vuoto. Nell’incontro tecnico di questa mattina convocato dal capo dipartimento Economia Circolare, Laura D’Aprile, al quale hanno partecipato i tecnici di Regione, Comune, Città Metropolitana di Roma, oltre ad Arpa Lazio e Ispra, gli esponenti di Roma Capitale, secondo quanto risulta all’agenzia Dire, hanno ribadito l’indisponibilità dell’ente a individuare nel proprio territorio aree dove realizzare la discarica e il Tmb che la città non ha e che sono la causa dei tanti sacchetti di immondizia non raccolti nelle strade.

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LA BATTUTA: “I RIFIUTI LI METTIAMO NEL COLOSSEO”

Il Campidoglio avrebbe insistito sull’assenza nel proprio territorio di aree idonee alla costruzione di questi impianti fino ad arrivare alla battuta provocatoria: “Li mettiamo nel Colosseo”, che avrebbe suscitato la reazione non proprio sorridente dei presenti. Ai tecnici capitolini sarebbero stati recapitati due messaggi: sulla testa dell’Italia penderebbero due procedure di infrazione sul mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata (65%) da parte della città (attualmente secondo Ama al 47%), il che oltre a multe e aumento di rifiuti di smaltire, potrebbe comportare anche un danno erariale a carico dei dirigenti responsabili in materia; continuare a riempire con i rifiuti di Roma le due discariche attive nel Lazio (Viterbo e Civitavecchia) porterebbe al collasso l’intero sistema dei rifiuti regionale nel giro di mezzo anno, perché l’impianto di smaltimento della Tuscia esaurirebbe i propri volumi in sei mesi e quello di Civitavecchia addirittura in un mese. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è l’ipotesi, circolata durante la riunione, per cui la discarica di Sogliano Ambiente (in Emilia Romagna) potrebbe smettere di ricevere i rifiuti dalla Capitale non più il 30 giugno ma addirittura il 15, facendo così scattare l’allarme rosso dell’emergenza sanitaria in città tra una decina di giorni.

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IL MINISTERO DÀ I COMPITI ALLE PARTI IN CAUSA

Il ministero, da parte sua, ha richiamato tutti gli attori in campo alla responsabilità istituzionale, in sostanza a parlarsi, e a realizzare tutte le azioni necessarie per scongiurare le procedure di infrazione. In particolare, Roma è stata richiamata a mettere il massimo impegno sulla raccolta differenziata, raggiungere gli obiettivi comunitari di riciclo, attuare il piano industriale di Ama puntando in primis a costruire i due impianti di compostaggio autorizzati dalla Regione (Cesano e Casal Selce) ed evitare di concentrarsi solo sui Tmb (il Campidoglio ha più volte annunciato di avere stanziato 100 milioni per acquistarne uno attivo nel Lazio, oltre all’intenzione di realizzarne un altro nell’area industriale di Santa Palomba), che hanno una tecnologia obsoleta e producono rifiuti da smaltire e incenerire. La Regione, invece, dovrà fornire al dicastero di via Colombo l’elenco degli impianti attualmente in funzione e di quelli autorizzati e la mappa dei flussi dei rifiuti, mentre alla Città Metropolitana di Roma invierà la cartografia del nuovo Ptpr in modo da verificare l’esistenza di aree bianche disponibili all’interno della Capitale per la localizzazione degli impianti di cui Roma ha bisogno, soprattutto ora per scongiurare una nuova emergenza rifiuti.

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