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“Riaprite i mercati”: a Firenze e Pistoia ambulanti in piazza

FIRENZE – Riaprire i mercati per tutte le categorie merceologiche; stop al pagamento del suolo pubblico nel 2021 e sul fronte fiscale un anno bianco “con interventi sulla parte contributiva”. Gli ambulanti toscani chiamano il settore alla mobilitazione generale, organizzata domani in due appuntamenti: a Pistoia, dalle 9, per chiudersi a Firenze, in via Cavour alle 16.30, davanti alla sede del Consiglio regionale (con ritrovo alle 13 all’Osmannoro).

“Il tempo della pazienza è finito”, spiega il presidente Assidea, Alessio Pestelli. “Adesso è il tempo di dire basta alle chiusure che, di fatto, penalizzano quasi esclusivamente gli ambulanti e i mercati”. Inoltre “è arrivato il momento di chiedere interventi di sostegno strutturali e non più misure tampone che non servono a niente. Abbiamo il diritto di chiedere misure importanti che consentano di dare respiro alle casse delle nostre imprese. Chiediamo semplicemente di farci tornare a lavorare e di farlo subito. I mercati all’aperto sono luoghi sicuri”.

Sul tema alza la voce anche Confcommercio: “Non ce la facciamo più a tirare avanti: se non moriamo di Covid moriamo di fame”, sottolinea il presidente degli ambulanti toscani di Fiva-Confcommercio, Rodolfo Raffaelli. Per questo, prosegue, “chiediamo alle istituzioni, alla Regione prima di tutto poi al governo, di riaprire i mercati in toto, anche per la parte non alimentare, indipendentemente dalla classificazione delle aree”. I mercati, aggiunge il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, “si svolgono all’aria aperta, adottano le misure utili al contenimento del contagio, come il distanziamento, i percorsi obbligati e il contingentamento dei clienti, l’apertura dei banchi da un solo lato per evitare assembramenti, la sanificazione. Gli ambulanti sono anche disposti a fare di più, pur di tornare al lavoro. Ma davvero non si riesce a comprendere come fare la spesa al mercato possa essere più pericoloso che farla in un supermercato della grande distribuzione, o utilizzare un mezzo di trasporto pubblico”.

Questo commercio, prosegue, conta 12.826 imprese in Toscana, “delle quali solo 3.600 si occupano di prodotti alimentari e possono quindi continuare a lavorare senza restrizioni, mentre le altre sono soggette ai cambi di colore. Ai fieristi va anche peggio, perché gli eventi nei quali si sono specializzati non vengono organizzati più dal febbraio 2020. Resistere in queste condizioni è impossibile”, conclude.

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