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Recovery plan, la bozza del piano. “Superbonus 110% prorogato al 2023”

Di Roberto Antonini, Nicoletta Di Placido e Luca Monticelli

ROMA – Il Consiglio dei ministri sul Recovery plan, a quanto si apprende, è convocato domani alle 10. L’agenzia Dire ha potuto visionare una bozza del piano di investimento pluriennale da presentare alla Commissione Europea, ecco le principali misure.

PROROGA SUPERBONUS 110% AL 2023

“Per far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici, per stimolare il settore edilizio, da anni in grave crisi, e per raggiungere gli obiettivi sfidanti di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni al 2030, si intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta (articolo 119 del Decreto Rilancio) dal 2021 al 2023”.

INEVITABILI ULTERIORI MUTAMENTI CLIMATICI, AGIRE PER MITIGARE

“Scienza e modelli climatici dimostrano inequivocabilmente come il cambiamento climatico sia in corso, ed ulteriori cambiamenti siano ormai inevitabili”. Pur essendo l’ulteriore aumento del riscaldamento climatico “ormai inevitabile, è assolutamente necessario intervenire il prima possibile per mitigare questi fenomeni ed impedire il loro peggioramento su scala”.

Alla luce di tutto ciò “serve una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani: senza un abbattimento sostanziale delle emissioni clima-alteranti, il riscaldamento globale raggiungerà e supererà i 3-4 gradi prima della fine del secolo, causando irreversibili e catastrofici cambiamenti del nostro ecosistema e rilevanti impatti socio-economici”.

ECO-TRANSIZIONE TROPPO LENTA, BUROCRAZIA LA FRENA

La necessaria transizione verso una maggiore sostenibilità in un sistema a minore tasso di carbonio, per quanto urgente vista l’emergenza climatica, “sta avvenendo troppo lentamente, principalmente a causa delle enormi difficoltà burocratiche ed autorizzative che riguardano in generale le infrastrutture in Italia, ma che in questo contesto hanno frenato il pieno sviluppo di impianti rinnovabili o di trattamento dei rifiuti”.

A titolo di esempio, ricorda il testo, mentre nelle ultime aste rinnovabili in Spagna l’offerta ha superato la domanda di 3 volte, in Italia meno del 25% della capacità è stata assegnata. La transizione ecologica, quindi, “non potrà avvenire in assenza di una altrettanto importante e complessa ‘transizione burocratica’, che includerà riforme fondamentali nei processi autorizzativi e nella governance per molti degli interventi”.

STRATEGIA ECONOMIA CIRCOLARE ENTRO GIUGNO 2022

“La nuova strategia nazionale per l’economia circolare, che verrà adottata entro giugno 2022, integrerà nelle aree di intervento l’ecodesign, ecoprodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche, e si focalizzerà su strumenti, indicatori e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati”.

SISTEMA RIFIUTI NON VA, 60% IMPIANTI A CENTRO-SUD

I sistemi di gestione dei rifiuti “risultano oggi obsoleti e caratterizzati da procedure di infrazione in molte regioni italiane (in particolare nel Centro-Sud Italia)”. Inoltre, “il sistema risulta carente di un’adeguata rete di impianti di raccolta e trattamento”. Alla luce di ciò “il programma nazionale mira a colmare i divari di gestione dei rifiuti relativi alla capacità impiantistica e agli standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni e aree del territorio nazionale, con l’obiettivo di recuperare i ritardi per raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale”. Per questo motivo “circa il 60% dei progetti si focalizzerà sui comuni del Centro-Sud Italia”.

Gli interventi mirano a “potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo contribuendo al raggiungimento dei seguenti target: 55% di riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); 85% di riciclo nell’industria della carta e del cartone; 65% di riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, ‘Plastic Hubs’); 100% recupero nel settore tessile tramite ‘Textile Hubs’”. A sostegno della misura e per il raggiungimento degli obiettivi “verrà sviluppato un sistema di monitoraggio su tutto il territorio nazionale che consentirà di affrontare tematiche di ‘scarichi illegali’ attraverso l’impiego di satelliti, droni e tecnologie di Intelligenza Artificiale”.

RIFIUTI, SUPPORTO TECNICO A ENTI LOCALI PER AUTORIZZAZIONI

“Uno dei principali ostacoli alla costruzione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti è la durata delle procedure di autorizzazione e delle gare d’appalto. I ritardi sono spesso dovuti alla mancanza di competenze tecniche e amministrative del personale di regioni, province e comuni”. Il ministero per la Transizione ecologica, il ministero per lo Sviluppo economico e altri dicasteri competenti per materia “assicureranno il supporto tecnico agli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni) attraverso società interne”. Inoltre, il MITE svilupperà “uno specifico piano d’azione sulla capacità edilizia al fine di supportare le autorità pubbliche locali nell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) fissati dalla Legge alle procedure di gara”.

GIOVANI, DUEMILA PROGETTI PER 50MILA MINORI IN DIFFICOLTÀ

Prevista una misura che “intende contrastare la povertà educativa delle Regioni del Sud attraverso il potenziamento dei servizi socio-educativi a favore dei minori, finanziando iniziative del Terzo Settore, con specifico riferimento ai servizi assistenziali nella fascia 0-6 anni e a quelli di contrasto alla dispersione scolastica e di miglioramento dell’offerta educativa nella fascia 5-10 e 11-17”. Si vogliono “attivare specifiche progettualità (fino a 2.000) condotte da enti del Terzo Settore finalizzate a coinvolgere fino a 50.000 minori che versano in situazione di disagio o a rischio devianza”.

GIUSTIZIA, ABBATTERE LA DURATA DEI PROCESSI

“Le azioni pianificate nel PNRR si tradurranno in un incremento della produttività degli uffici giudiziari con l’obiettivo di abbattere la durata media dei processi civili di più del 40% e dei processi penali di circa il 10%. Una tempestiva risposta giudiziaria che garantisca la certezza del diritto è fondamentale ai fini di una rapida ripresa del Paese”. È quanto si legge nella parte dedicata all’innovazione organizzativa della Giustizia, voce a cui sono destinati 2,3 miliardi di euro. L’investimento è destinato a: assumere con contratto triennale circa 1.600 giovani laureati, 750 diplomati specializzati e 3.000 diplomati che andranno a costituire lo staff amministrativo e tecnico a supporto degli uffici giudiziari. Assumere con contratti a tempo determinato circa 16.500 laureati in legge, economia e commercio e scienze politiche che formeranno lo staff dell’Ufficio del Processo. Infine creare circa 1.500 posizioni di coordinatori esperti tra il personale già in forza presso il ministero della Giustizia con il compito di gestire e organizzare le nuove risorse assunte.

ISTRUZIONE E RICERCA, 32,32 MILIARDI DAI NIDI ALL’UNIVERSITÀ

Saranno 32,32 miliardi i fondi complessivi previsti dalla bozza del Piano nazionale di continua a leggere sul sito di riferimento