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Recovery, il sindaco di Lecco Gattinoni preoccupato dai bandi: “Rischio flop”

Di Nicolò Rubeis

MILANO – Per quanto riguarda il Pnrr “il rischio della progettazione a vuoto è reale e non vogliamo correrlo. Serve una programmazione dei bandi che via via usciranno”. A chiederlo è il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, oggi a Milano con i suoi ‘colleghi’ amministratori di centrosinistra per discutere della riforma della legge sanitaria lombarda.

“Oggi siamo in una fase di grande progettazione- dice Gattinoni- dobbiamo ripensare gli elementi salienti della nostra comunità come i trasporti, la scuola, la mobilità e le grandi infrastrutture”. Su questi temi, tutti i Comuni, specie i capoluoghi, “stanno portando avanti delle progettazioni, passatemi il termine, un po’ a sbalzo- aggiunge il sindaco- ancora c’è incognita su quali saranno gli elementi premianti previsti dai diversi bandi”.

Gattinoni fa poi un esempio: “A metà ottobre è uscito un bando sul ciclo integrato dei rifiuti, importantissimo per l’economia ‘green’- osserva- bene, le specifiche però le abbiamo sapute con una tempistica talmente stretta per cui ci stiamo davvero ingolfando di progetti”. Ed è proprio per risolvere problemi come questi che il sindaco chiede una programmazione dei bandi: “Abbiamo bisogno di sapere quando uscirà quello sull’ambiente, o sulla mobilità o ancora sulle infrastrutture- prosegue- solo così anche noi possiamo non solo presentare dei progetti, ma organizzarci per spendere i soldi”.

Insomma, “questa è la vera sfida- continua Gattinoni- se i fondi arrivano e noi non riusciamo a stare nei tempi imposti dal Pnrr allora li perdiamo e tornano in Europa. Sarebbe un’occasione persa”. Ad ogni modo, i sindaci si riuniranno in questi giorni a Parma per l’assemblea annuale di Anci: “Ad aprirla ci sarà Sergio Mattarella e a chiuderla Mario Draghi- chiude Gattinoni- immagino si parlerà tantissimo di Pnrr”.

Il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni chiede poi un maggior coinvolgimento degli enti locali nella discussione sulla riforma del sistema sanitario in Lombardia. “Il tema della governance è quello più ambiguo. Non si può pensare alla medicina del territorio senza il coinvolgimento di chi ci sta sul territorio, come gli enti locali e il terzo settore. Sennò diventa una riforma calata dall’alto”.

“Sul territorio ci sono sindaci, associazioni di volontariato e tanti soggetti che si prendono cura delle persone- spiega- una riforma che vuole essere socio sanitaria e ha una componente sociale importantissima deve dialogare con il territorio”. Anche perché “qui non ci sono solo le domande, ma si trovano anche le risposte e si intercettano i bisogni dei cittadini”.

Per esempio, sulle Case di Comunità che nasceranno per rinforzare la medicina territoriale, secondo Gattinoni “è inutile fare delle piccole succursali di ospedali senza immaginare cosa metterci dentro, esigenze che derivano dal territorio”. Infatti, “per un cittadino che arriva in una Casa di Comunità c’è un tema di trasporto”, ma anche “di cura delle famiglia, tutte attività che oggi vengono svolte da associazioni volontaristiche o del terzo settore”. Invece “solo con il coinvolgimento dei Comuni” queste strutture “possono inserirsi con efficacia sul territorio”. Insomma, “se mettiamo al centro la persona la rete diventa efficiente- prosegue Gattinoni- e questa cosa ancora non la troviamo nell’interlocuzione con la Regione Lombardia”.

Per le Case di Comunità, oltre alle professionalità sanitarie da metterci dentro, c’è anche il tema “della componente sociale- va avanti il sindaco lecchese- con tutta l’assistenza al malato, e alla sua famiglia che comporta dei servizi di mobilità di assistenza familiare che se non vengono coordinati non vengono progettati”. Ecco, “la vera sfida- scandisce convinto Gattinoni- è la coprogettazione, una progettazione integrata con tutti i soggetti da mettere attorno al tavolo”.

Anche se “la prova del nove del funzionamento e del successo di questa riforma è il piano occupazionale: dobbiamo assumere medici, infermieri e operatori”. In ogni caso, a Lecco “abbiamo avuto un’interlocuzione abbastanza positiva per l’ubicazione delle Case di Comunità- chiude il sindaco- ma manca il contenuto. Al di là della dislocazione fisica dobbiamo scegliere come caratterizzare meglio ciascuna casa di comunità”.

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