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Quirinale, Berlusconi tenta la galassia grillina: occhi puntati sugli ex

Di Alfonso Raimo e Ugo Cataluddi

ROMA – C’è stato un tempo in cui Silvio Berlusconi ai parlamentari del Movimento 5 Stelle non avrebbe fatto nemmeno “pulire i cessi”. Ma con il voto sul Quirinale alle porte il patron di Forza Italia è sempre più disposto a cambiare idea. La sua intervista al Tempo, in cui si dice favorevole al reddito di cittadinanza, viene unanimemente letta come un tentativo neppure troppo velato di ingraziarsi i voti della galassia grillina.

Il Cavaliere da qualche settimana ha dato il via a quello che si potrebbe definire un vero e proprio corteggiamento. Prima ha elogiato Conte – “ha un po’ il mio stile” – poi ha preso le difese dei navigator per il tramite del fidatissimo Brunetta, infine, oggi, l’endorsment sul reddito di cittadinanza. “E’ giusto, aiuta i poveri”, dice. Un tempo pensava che fosse “una presa in giro, una promessa impossibile da mantenere”.

Sullo sfondo c’è la lotteria delle votazioni per il Quirinale. Nelle prime tre servirà il quorum dei due terzi dei 1009 grandi elettori. Ma Berlusconi, verosimilmente, punta alla quarta votazione quando basteranno 505 voti per assurgere al Colle più alto. Stando ai calcoli che circolano tra i gruppi parlamentari, al momento il Cavaliere potrebbe contare su una soglia vicina ai 480 voti. Di qui la strategia di appianare i rapporti coi nemici di sempre. E attrarne i consensi.

Nei gruppi parlamentari M5s la prima reazione è tiepida. Fonti contattate dalla Dire avvertono che è il caso di usare la massima cautela. “Non possiamo votare Berlusconi al Quirinale. Prima o poi ci sarà una presa di posizione ufficiale dei vertici M5s a ribadirlo”, spiegano. Ma le stesse fonti invitano a riflettere su una circostanza: l’obiettivo del Cavaliere potrebbe essere un altro.

Il voto per il Quirinale, com’è noto, è a scrutinio segreto. Così l’avance piuttosto esplicita del Cavaliere potrebbe sortire effetti non tra gli M5s, ma sugli ex. I destinatari reali, cioè, sarebbero quei 95 ex senatori ed ex deputati che costituiscono la componente più numerosa dei 267 cambi di casacca di questa legislatura. E’ vero che in gran parte gli ex M5s sono più radicali degli stessi M5s. Ma proprio per questo potrebbero finire per votare Berlusconi. “A voto segreto, quale migliore occasione per screditare il M5s? Votano Berlusconi e dicono che sono stati i M5s a farlo”, ragionano nei gruppi pentastellati.

Tanto più che Berlusconi ha fatto circolare tra i parlamentari una versione delle sue ambizioni ben più accettabile di quella ipotizzata in un primo momento. Non si candida cioè a ricoprire l’intero settennato, ma ad essere il traghettatore tra questo Parlamento e il prossimo. Quando saranno elette le nuove Camere, con il taglio di un terzo di deputati e senatori, Berlusconi potrebbe dimettersi e agevolare l’elezione di un altro presidente della Repubblica. A quel punto potrebbe essere Mario Draghi.

Lo schema del Cavaliere ha un sicuro punto di forza. Con lo scioglimento delle Camere a luglio, e il voto anticipato a fine settembre, com’è accaduto in Germania, i parlamentari perderebbero tra gli 80 e i 90 mila euro. Per questo anche Mario Draghi, se vuole essere sicuro della sua elezione al Colle, deve preparare un governo che arrivi a fine legislatrura. Con Berlusconi al Colle, invece, Draghi potrebbe tranquillamente proseguire a Palazzo Chigi per un altro anno. Il Cavaliere conosce la forza di persuasione che questi argomenti hanno. Per questo continua a tessere la sua tela a 360 gradi. Alla fine, qualora le opzioni Draghi e Mattarella bis sfumassero, proverebbe il tutto per tutto. Il sogno del Colle costa solo 30 voti. 

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