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Purtroppo non è già ieri: meriteremmo infatti di restarci, per un Po

BOLOGNA – Buongiorno, ben svegliati: un’altra Giornata della Terra è alle spalle. Ricordandone quelli che sono già echi, anche se a distanza di poco tempo, è stata intensa e ricca di spunti e suggestioni, parole importanti, impegni solenni… Ed è giusto e bene che sia così. C’è solo un particolare: meriteremmo di riviverla in loop a lungo. Di risvegliarci oggi, domani e dopodomani e così via, restando a ieri. In fondo, non è quello che succede già quando si finisce a parlare di coprifuoco sì-coprifuoco no, superlega sì-superlega no, dei tormenti del Pd…? Si riparte da ieri: ed è una cosa più facile in cui continuare a ‘sguazzare’ oggi; anche se sono questioni faticose, tantissimo ad esempio quella delle riaperture e degli equilibri da cercare (già sapendo che tutti contenti non lo saranno; ci sono le ragioni della scienza e quelle dei bilanci personali e ormai le prime non convincono più le altre…). E invece con la Giornate (della Terra, del Clima…) cosa fatta, capo ha: arrivederci alla prossima. Ecco perché farebbe bene ripiombare a ieri: perché è una giornata che ‘tolleriamo’ una volta, non ogni giorno: ne sopportiamo il carico di entusiasmi e paure che si contrappongono, ma poi superlega, coprifuoco e primarie riprendono il sopravvento. La Giornata della Terra dura un giorno, basta e avanza. È più scomoda delle scaramucce quotidiane che legittimamente assorbono pensieri ed energie.

Serve un esempio: andiamo sul Po, il Grande fiume, uno dei termometri ambientali di tanta parte d’Italia. Esattamente un mese prima della Giornata della Terra, il 22 marzo era la Giornata mondiale dell’acqua e quel giorno proprio all’inizio della primavera, quando le coltivazioni hanno bisogno di acqua per crescere, il Po era in secca con lo stesso livello idrometrico della scorsa estate ad inizio agosto, e pari al 24% in meno rispetto a marzo. E senz’acqua non si semina, e senza mais e soia negli allevamenti non si mangia. E se l’acqua manca adesso, anzi un mese fa, figurarsi d’estate. Sette giorni dopo l’acqua era ancora meno (-45%). Ed era già allarme in quattro regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, alla Lombardia, un’area di 3.000 kmq che conta 85 Comuni. Un po’ di pioggia ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Ma il 20 aprile, due giorni prima della Giornata della Terra, era di nuovo allarme siccità: il Po aveva il 30% di acqua meno rispetto a quella attesa in questo periodo. Per alcune zone si è parlato di “manifesta aridità quasi a carattere endemico” e intanto ha fatto capolino il caldo. Si spera nella tanta neve che gli sciatori non hanno visto e che può sciogliersi dando una mano. Succede così che ieri, nella Giornata della Terra, anche il Po ha provato a farsi sentire, a dire che “Non c’è più tempo” per intervenire la rotta sul clima e salvare l”astronave Terra’. L’Autorità distrettuale del Po ha rilanciato ieri, e “con rinnovata convinzione”, il manifesto per l’ambiente “Non c’è più tempo” che indica come limitare le emissioni in atmosfera. E ha ‘detto’ di essere non solo un problema, ma anche un ‘riserva’ di tante possibili soluzioni. Ha fatto notizia? Ieri, un po’. Del resto oggi è la giornata del libro e il primo comunicato stampa che arriva in redazione dice a riga 1: “Per le librerie è sempre più crisi”. Che è in effetti un altro problema triste e serio.

Ma allora davvero meriteremmo di risvegliarci ieri e rivivere tutta l’intensità e la ‘portata’ di quella Giornata. Ieri, per esempio, il segretario del Distretto del Po, Meuccio Berselli ha detto: “Le attuali ripercussioni territoriali causate dai mutamenti climatici mettono sempre più spesso a repentaglio presenza e gestione virtuosa dell’acqua nonostante l’avanzamento delle tecnologie disponibili”. E sta parlando uno che ha a che fare con parecchia acqua. Poi il climatologo Luca Mercalli, ospite dell’Autorità del Po, ha lodato l’impegno alla riduzione degli sprechi domestici “che sicuramente dovrebbe diventare un’abitudine consolidata per tutti, ma la risorsa idrica da salvaguardare con grande attenzione è proprio quella presente in natura: dei laghi, fiumi e falde acquifere sotterranee. Quello è il nostro irrinunciabile capitale, la nostra riserva più importante che dobbiamo tenerci cara”. Ha fatto notizia? Un po’, ieri. Ma così passa anche meno la diffusione dei progetti e studi che si fanno ad esempio sugli alberi vicini al Po per contenere la CO2… Ecco perché per un po’ dovremmo risvegliarci e restare a ieri.

“È già ieri” è un film in cui un famoso conduttore tv, specializzato in zoologia, arrogante ed egocentrico (non ama il lavoro che fa, non sopporta nessuno) viene spedito su un’isola per un servizio su un raro stormo di cicogne: non riesce a ripartire, rimane bloccato lì e ogni giorno rivive lo stesso giorno: fa di tutto per vincere la monotonia, ma alla fine deve per forza confrontarsi con questioni a cui prima non dava alcun peso né importanza. Solo così spezza il sortilegio. Il Po ieri ci ha detto che le cose non vanno bene, che “non c’è più tempo” (che l’acqua -mica solo la sua- “deve essere governata con prudenza e in modo consapevole da tutti, sia sotto il profilo ambientale che rispetto a quello sociale ed economico”). Ma noi siamo già in un ‘altro’ tempo: abbiamo sistemato nuovi impegni, sfoggiato risultati e possiamo rituffarci nei coprifuochi e nelle superleghe… Aspettando la prossima Giornata: non manca tanto, il 5 giugno è la Giornata mondiale dell’Ambiente. Anche allora sembrerà già ieri.

Intanto, Buona giornata della Giornata Senza Superlega.

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