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Per Joe Biden è l’ora del giudizio universale

ROMA – Putin è “un assassino”; Xi Jinping, invece, un aspirante genocida: che si tratti dell’oppositore russo Aleksej Navalnyj o degli uiguri dello Xinjiang, Joe Biden parlerebbe a nome dei diritti umani universali. Tutto bene e tutto giusto, secondo i “democratici” di Washington. Che dovrebbero però essere conseguenti, andando fino in fondo. Se i diritti valgono per tutti, valgono pure per l’America.

Di Venerdì santo, in realtà, è arrivata una buona notizia: la revoca da parte degli Stati Uniti delle sanzioni nei confronti di Fatou Bensouda, la procuratrice della Corte penale internazionale finita nel mirino per aver osato aprire un’inchiesta su crimini di guerra che sarebbero stati commessi in Afghanistan anche da militari Usa.

C’è un però: l’America, democratica e repubblicana, continua a non riconoscere la giurisdizione del tribunale nato a Roma e con sede all’Aja. Il rifiuto è un’arma in più nelle mani di assassini e genocidi in giro per il mondo. La loro tesi è che a processo vanno solo ex presidenti o ribelli africani: altro che giustizia universale. E va a finire che hanno pure ragione.

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