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Otto anni fa il rapimento di padre Dall’Oglio, la sorella: “Ombre su ruolo Damasco”

ROMA – “A otto anni dal rapimento di Paolo a Raqqa, la sete di verità è davvero grande. Continuo a sperare che sia ancora in vita, sebbene da allora non abbiamo ancora notizie certe: l’Isis non ha mai rivendicato il suo sequestro, come il gruppo era solito fare in quel periodo, mentre stando alle ultime notizie di inchiesta emerse resta in piedi l’ipotesi che quando Paolo fu rapito i legami tra l’Isis e il regime siriano fossero forti”. A parlare con l’agenzia Dire è Francesca Dall’Oglio, sorella di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano rapito in Siria nel 2013 da miliziani che, pochi mesi dopo, avrebbero aderito al califfato islamico di Al-Baghdadi.

Francesca Dall’Oglio cita l’inchiesta uscita su ‘Strumenti politici’ realizzata dalla giornalista Marina Pupella, e anticipata da una breve testimonianza di Domenico Quirico, a sua volta rapito in Siria tra l’aprile e il settembre del 2013. Dal lavoro di Pupella “è emerso che presso la sede del governatorato di Raqqa, tra il 2012 e il 2014, erano presenti infiltrati del regime” continua Dall’Oglio. “In particolare pare ci fosse tale Adib Nimr Salama, generale dell’aeronautica noto per diversi atti di violenza compiuti ad Aleppo. La sua presenza documentata ci spinge a chiederci quanto forte fosse il legame tra l’Isis e il regime di Damasco. L’ipotesi che Paolo sia stato rapito dal regime resta tuttora in piedi anche se finora non ci sono riscontri”.

A sconcertare, è la totale assenza di notizie certe: “Nel 2019 abbiamo creduto che Paolo facesse parte del gruppo di 40 ostaggi liberati a Baghouz, poi smentita dai curdi. A marzo scorso invece è circolata la voce che Paolo fosse tenuto prigioniero del gruppo Hurras Al-din, attivo tra Raqqa e Aleppo”.

Informazioni che emergono perlopiù da lavori di stampa, per questo Francesca Dall’Oglio manda un pensiero all’esecutivo guidato da Mario Draghi, il sesto premier a salire a Palazzo Chigi da quando si sono perse le tracce di padre Paolo: “Spero che il premier Draghi insieme ad Elisabetta Belloni (nominata direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), ndr) proseguano in modo concreto la ricerca della verità. Paolo è un cittadino italiano”.

Francesca Dall’Oglio ricorda l’impegno del fratello per la riconciliazione: “Nell’ultima intervista che Paolo rilascio’ a Orient Tv il 28 luglio 2013, il giorno prima del suo rapimento, si rivolse alla società civile dicendo: ‘Sono venuto a Raqqa per chiedere ai siriani di riappacificarci, per la libertà di tutti’. Andò in Siria per testimoniare vicinanza al popolo siriano, portare avanti il dialogo islamico-cristiano, un progetto in cui rientra anche l’aver ripristinato la comunità monastica di Mar Musa, che porta avanti dialogo, preghiera, accoglienza e lavoro”. La sorella continua: “Quando fu rapito, era andato dai miliziani per favorire la liberazione di due cari amici. Come sorella, sapere che Paolo era in Siria per tutti questi obiettivi mi dà la forza di accettare qualsiasi verità”.

Nonostante ciò, conclude Francesca Dall’Oglio, “non posso fare a meno di ricordare le migliaia di scomparsi e le centinaia di migliaia di profughi che questa guerra ha prodotto e che Paolo aveva previsto. È grave che non ci sia ancora nessuna commissione internazionale che in Siria intervenga per indagare sulle tante fosse comuni scoperte e sugli scomparsi. Il processo di Coblenza (in corso in questi mesi in Germania contro due ufficiali dei servizi segreti siriani, ndr) sicuramente ha fatto emergere l’orrore delle responsabilità di cui è stato artefice il regime di Damasco”.
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