Messina Denaro rifiuta di partecipare al processo sulle stragi. Sequestrata la casa della madre di Andrea Bonafede
19 Gennaio 2023
A Roma i funerali di Gina Lollobrigida
19 Gennaio 2023

Nordio cita i casi Mori e Ganzer: “Chi ripaga dagli errori dei giudici?”. È bagarre alla Camera

ROMA – “A me pare che quando si parla dello stato generale della giustizia si debbano comprendere anche gli errori giudiziari”. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante la sua relazione in Aula alla Camera, ricordando i casi dell’ex comandante del Ros Mario Mori e del generale del Ros dei Carabinieri, Gianpaolo Ganzer, portati ad esempio di fenomeni di ‘malagiustizia’.

IL CASO MORI

Il Guardasigilli spiega: “Ieri abbiamo reso omaggio alle forze dell’ordine, soprattutto ai Ros, che sono stati determinanti nella cattura di Matteo Messina Denaro, vorrei ricordare che il comandante generale dei Ros, che praticamente è quello che ha fondato questo organismo che funziona così bene, è stato sottoposto per 17 anni a un processo penale nel quale è stato assolto alla fine con formula piena, con una carriera rovinata e sembra che nessuno lo abbia risarcito. Io vorrei che quando si devono tributare questi ossequi a questo benemerito organismo, ci si ricordasse tutte le vittime che sono state fatte nel loro ambito”.

GANZER, PRIMA CONDANNATO E POI ASSOLTO

Dopo il caso Mori, il ministro cita “il generale Ganzer, altro comandante dei Ros che è stato condannato in primo grado a 17 anni di reclusione per un reato che non esisteva e alla fine è stato assolto. Ma vi pare che questa sia giustizia? Vi pare che sia civile che uno Stato metta sotto processo i suoi più fedeli servitori che vengono estromessi dalle cariche importanti?”. Dai banchi delle opposizioni urlano: “Sono fatti”.

Nordio si deve fermare per le proteste. È costretto a intervenire il presidente della Camera Lorenzo Fontana per riportare l’ordine e chiedere ai deputati di far concludere il ministro. “Per cortesia, per cortesia”, ripete più volte Fontana visti gli animi così concitati. Il Guardasigilli conclude sorretto da un forte applauso della maggioranza.

NORDIO: “SULLE INTERCETTAZIONI IL PARLAMENTO NON SIA SUPINO AI PM”

Il ministro della Giustizia, nel suo intervento alla Camera, torna anche sulle polemiche riguardanti la riforma delle intercettazioni allo studio del Governo: “Ieri ho detto che molto spesso ci si trova davanti a un sordo che risponde a domande che nessuno gli pone, oggi vorrei dire che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire – precisa Nordio – Ripeterò ancora una volta che non si è mai inteso toccare minimamente le intercettazioni che rigurdano il terrorismo e quelle che riguardano la mafia, e ovviamente quei reati che sono ‘satelliti’ nei confronti di questi due fenomeni perniciosi”.

“L’Italia non è fatta di pm e questo Parlamento non deve essere supino e acquiescente a quelle che sono le affermazioni dei pubbblici ministeri”, aggiunge poi Nordio scatenando una nuova bagarre in Aula. Nordio parla delle critiche da parte della magistratura, che si sono acuite dopo l’arresto del boss di mafia Matteo Messina Denaro, all’intenzione del Governo di intervenire sulla regolamentazione delle intercettazioni. Parole che provocano una standing ovation dai banchi della maggioranza con un fortissimo e lungo applauso e proteste dall’opposizione. “Non mi stupisco che alcuni colleghi o ex colleghi abbiamo posizioni ferocemente negative – prosegue il Guardasigilli -. Ognuno di noi vede la realtà attraverso la lente più o meno deformante dei propri pregiudizi, quindi è perfettamente normale che ci siano dei colleghi che avendo sempre fatto i pubblici ministeri antimafia abbiano una visione estramente severa di questi problemi”.

Nordio aggiunge: “Così come questi colleghi vedono la realtà attraverso la loro lente di ingrandimento, anche le Camere penali degli avvocati vedono questi problemi sotto un profilo completamente diverso, opposto a quello dei pm. Ma la politica rappresenta i cittadini che non sono né pm né membri delle Camere penali. Noi dobbiamo trovare una composizione che ruoti attorno all’articolo 15 della Costituzione che dice che la segretezza e la libertà delle comunicazioni sono inviolabili, da qui non si scappa”.

LEGGI ANCHE: L’Ordine dei giornalisti: “No a censura sulle intercettazioni, pubblichiamo ciò che è nelle ordinanze”

NORDIO: “CON ABUSI SU INTERCETTAZIONI DEMOCRAZIA DIMEZZATA”

Contro “l’abuso” della diffusione delle intercettazioni telefoniche “abbiamo intenzione di intervenire e sicuramente interverremo”, perchè “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, garantisce Nordio ribadendo che il Governo farà una riforma contro l’abuso delle intercettazioni giudiziarie che finendo sui giornali “vulnerano i privati cittadini”. Il ministro della Giustizia replica a chi gli ha opposto l’osservazione che “dopo la riforma Orlando del 2020 tutte queste cose non sarebbero più accadute e quindi il problema sarebbe stato risolto. Peccato – sottolinea – che proprio qualche settimana fa nel mio amato Veneto siano state diffuse le intercettazioni che riguardano il Governatore e altre persone che erano assolutamente estranee alle indagini: non erano né indagate né imputate nè niente e questo dimostra il fallimento di quella riforma e se noi non interverremo radicalmente sugli abusi, sugli errori di queste intercettazioni, noi cadremo in una sorta di democrazia dimezzata perché la segretezza delle informazione è l’altra faccia della libertà”.

Dopo queste parole ancora un lunghissimo e forte applauso dai banchi della maggioranza. Nordio conclude: “Pascale diceva che se tutti noi sapessimo quello che diciamo degli altri non avremmo un amico ed è vero perchè ‘la voce dal sen fuggita’ che noi usiamo ogni giorno, magari condita da imprecazioni o anche di bestemmie, quando vengono riferite e lette nei ‘brogliacci’ della polizia danno un’impressione estramente alterata e hanno una negatività icastica che è irrimediabile ed è qui che bisogna interevenire”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

continua a leggere sul sito di riferimento