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Non può vedere il figlio, mamma C.: “Il 25 novembre risparmiatevi parole”

ROMA – “Sono 42 giorni senza te cucciolo” scrive mamma C. sui social, ora che suo figlio non può vederlo nemmeno in incontri protetti, come stabilito dal Tribunale per i minorenni di Roma, né in videochiamate a fronte delle relazioni dei Servizi sociali. È un triste conteggio quello iniziato da quel 26 luglio, quando i poliziotti della Questura di Viterbo, con un decreto di perquisizione e sequestro emesso dal gip del Tribunale di Roma, sono entrati nella casa dove C. e suo figlio si trovavano insieme ai nonni, per prelevare il bambino – che soffre di epilessia – e portarlo in casa famiglia, dove si trova ancora oggi. Le foto di quella ‘irruzione’, delle porte e serrature forzate, hanno fatto il giro del web.

Michela Stucchi e Sonia Leone, legali di mamma C., hanno presentato un’istanza urgente al Tribunale per i minorenni per i “peggioramenti dello stato di salute del minore” e si fa menzione con particolare attenzione al “grave limite presente nella capacità visiva” del bambino, riscontrato da uno specialista e che ha portato il piccolo a finire in Pronto soccorso. Il bambino dalla tenera età soffre di cheratite interstiziale recidivante, una patologia che la mamma ha sempre gestito con una terapia mirata e costante, come segnalato dai difensori. Mamma C. si accorge in una videochiamata che suo figlio sta male, “si struscia continuamente un occhio, chiude l’altro, non riesce a tenerli aperti” racconta alla Dire.

“A detta dei giudici della Corte d’Appello di Roma- racconta questa mamma- mio figlio doveva essere collocato in casa famiglia perchè stava molto male per il comportamento materno. Ma in questa casa famiglia mio figlio sta perdendo la vista perchè trascurato nelle cure, ha una gengivite in corso per mancata igiene orale e ha perso peso- racconta la mamma- Il sindaco di Roma Gualtieri e l’assessore alle Politiche Sociali Funari sono informati, il sindaco è la prima autorità sanitaria che dovrebbe intervenire. E intanto continuo a non vedere né sentire mio figlio”.Anche in questo caso sul contenzioso legale per l’affido del minore ha pesato la valutazione di consulenti tecnici d’ufficio (Ctu) del 2016 che hanno valutato la mamma super protettiva e ostativa al rapporto padre-figlio. Mamma C. – va ricordato – ha denunciato il padre di suo figlio per violenza domestica, maltrattamenti e stalking ma è stato tutto archiviato.

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LO STATO DI SALUTE DEL PICCOLO

Altro aspetto che preoccupa la mamma è quello dell’epilessia visto che, racconta ancora, “nell’anamnesi del minore delle ultime visite specialistiche non si parla di ‘terapia in corso’”. Al bambino dalla mamma venivano giornalmente somministrati il Depakin e il Rivotril. E ora? C. vorrebbe sentire direttamente il bambino, ma non le è possibile.Il Tribunale per i minorenni di Roma ha risposto infatti all’istanza di parte per la ripresa degli incontri di persona del 22 ottobre “sospendendoli” proprio perché la “madre fa continue domande sullo stato di salute”, o sul rendimento scolastico “non congrue al contesto degli incontri protetti – si legge nel provvedimento del 16 novembre – svalutando l’operato della struttura, delle Istituzioni” e questo “non favorisce il percorso intrapreso in casa famiglia”.“Dove sta il progetto sociale prodotto per il ritorno del minore nella famiglia d’origine, come previsto dalla legge 149/201?” si domanda mamma C. Il 19 novembre i servizi sociali scrivono che “il bambino propone un rifiuto nei riguardi della figura materna” anche per la videochiamata e che lo si sta “supportando in questa fase delicata”.

NEMMENO LE VIDEOCHIAMATE, L’OMBRA DEL RESET?

“Le videochiamate- segnalano i legali difensori della mamma- continuano a non svolgersi per decisione dei Servizi Sociali nonostante il Tribunale non abbia posto veto in merito”.“Stanno accelerando il famoso ‘reset’ per fargli dimenticare la mamma e la vita precedente?” si sfoga ancora questa mamma, che aggiunge: “Che prova abbiamo per appurare il rifiuto del bambino? In oltre 40 giorni non sono stati capaci di facilitare il rapporto madre/figlio… Un legame prima ritenuto forte ora si è improvvisamente annientato? Con un bambino di 7 anni che propone il rifiuto?”.

IL 25 NOVEMBRE, LA SFIDUCIA DELLA MAMMA CORAGGIO

Le ultime missive da parte dei servizi sociali in risposta ai legali imputano a mamma C. di avere un atteggiamento ostativo verso il servizio sociale e la Casa Famiglia, e le rimproverano anche una petizione su Facebook per il proprio figlio definendolo un “impegno dimostrativo”. Spiega alla Dire mamma C.: “Tante associazioni si stanno battendo per mio figlio ed altri bambini. La petizione viene da questo mondo che s’impegna per i diritti umani e dei fanciulli, perché dovrei impedirlo?”.“Il 25 novembre- conclude mamma C.- risparmiatevi le parole, la violenza istituzionale colpisce ogni giorno madri e bambini innocenti e lo Stato continua a non intervenire. Mio figlio intanto non è mai stato ascoltato da un giudice, né dall’assistente, né dal tutore prima del prelevamento, è stata- ribadisce- completamente ignorata la sua volontà”.

Qui sotto un disegno fatto dal figlio di mamma C. durante il periodo scolastico, prima del prelevamento:

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