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NeuroMLab, un ponte sul futuro per le malattie del sistema nervoso

MILANO – Collegare mondi che farebbero fatica a parlarsi, combinare esperienze fatte da prospettive diverse, far avanzare e innovare la ricerca scientifica su patologie neurologiche e croniche ad alta complessità come la sclerosi multipla, l’atrofia muscolare spinale (SMA), l’Alzheimer e i connessi sistemi territoriali di cura. Con questo spirito è nato il Neurology Management Lab (NeuroMLab), progetto organizzato da SDA Bocconi e Biogen (multinazionale farmaceutica all’avanguardia nel campo delle biotecnologie applicate alle neuroscienze), con il patrocinio della Società italiana di neurologia (Sin) e che, questa mattina, nel campus milanese di via Sarfatti, ha chiuso il suo primo biennio di lavoro.

Due anni di seminari e pubblicazioni (con il coinvolgimento di neurologi, infermieri, farmacisti, direttori sanitari e altri attori del sistema salute) i cui principali risultati sono stati presentati oggi. Un biennio a cavallo della pandemia, peraltro, che ha sospinto la riflessione già avviata sulla trasformazione del sistema sanitario in ambito neurologico, con l’obiettivo di rispondere a nuove sfide sociali e di cura, a partire da quattro filoni tematici: l’analisi della rete di servizi territoriali per la malattia di Alzheimer, la leadership al femminile, la sinergia del sistema di risorse sanitarie e l’utilizzo del digitale. Ad aprire i lavori sono intervenuti il presidente uscente della Sin Gioacchino Tedeschi, la docente della scuola di management della Bocconi Valeria Tozzi, l’amministratore delegato di Biogen Italia Giuseppe Banfi, con il decano dell’ateneo ospitante Giuseppe Soda a fare gli onori di casa.

“L’ambito neurologico- dichiara Tedeschi della Sin- include pazienti cronici e ad alta complessità e, sebbene la pandemia abbia creato enormi difficoltà, è stata anche lo sprone per attivare una modalità diversa di erogazione dei servizi clinici a vantaggio dei pazienti in un’ottica di maggiore prossimità e con un ruolo sempre più determinante della tecnologia digitale”.

Anche per questo “il biennio di lavori appena concluso- aggiunge- è stato testimone attivo dei cambiamenti innescati dalla pandemia”, nonché “l’occasione per riflettere sull’evoluzione del sistema delle cure neurologiche e rispondere alle nuove esigenze di medici e pazienti”. Sulla complessità e la necessità di risposte sinergiche tra attori differenti e complementari si sofferma anche Tozzi: “L’ambito neurologico, per sua natura- osserva la docente della Bocconi- si trova di fronte ad alcune tra le più difficili sfide gestionali”, soprattutto perché “si rivolge a pazienti cronici ad alta complessità” che “assumono volumi crescenti e in questo senso la neurologia può essere un importante banco di prova e terreno di lavoro per l’intero sistema”. Per questo Tozzi è “convinta” che l’esperienza di questi due anni “sia andata oltre i confini specialistici” e si sia rivelata “un efficace incubatore di analisi e di idee per meglio comprendere la trasformazione che stiamo vivendo”. Sulla stessa lunghezza d’onda Banfi: “Biogen considera la ricerca e l’innovazione come il fulcro necessario su cui basare il progresso”, afferma.

Anche secondo l’ad di Biogen gli ultimi due anni, in particolare, “hanno rappresentato una sfida senza precedenti per i sistemi sanitari, un momento storico unico che ci impone di accogliere il cambiamento e valorizzare le opportunità positive, sia nel breve sia nel lungo periodo”. Ora “ciò che auspichiamo e per cui lavoreremo- prosegue- è che il NeuroMLab diventi sempre di più un incubatore di idee e un catalizzatore di nuovi percorsi”, ossia una realtà “capace di unire tutti gli attori del sistema salute per identificare le criticità del presente e- chiosa Banfi- definire le priorità e le soluzioni per il futuro”.

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