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“Nascondevo i fucili nel bucato”: la confessione della staffetta partigiana ‘Lucia’ dopo 76 anni

MODENA – Andava a prendere il bucato in Accademia e tra i panni nascondeva pezzi di fucile e munizioni che il cognato, infiltrato tra le fila tedesche, smontava e faceva arrivare ai compagni partigiani. “Piccola e minuta”, è stata anche molto determinata, nel mantenere finora il totale riserbo (anche per una storia d’amore finita in malinconia). Solo oggi, nel giorno della Liberazione di Modena dal nazifascismo, 76 anni dopo quei fatti, Mafalda Pagliani, da sempre e per tutti “Lucia”, un’anziana signora che ormai da anni vive alla Cra Vignolese di Modena, si è vista per la prima volta consegnare una medaglia per la partecipazione agli anni della Resistenza.

A 97 anni già compiuti, solo l’affabilità di un’operatrice della Cra ha convinto Lucia a svelare il suo segreto. Così, l’ex staffetta partigiana ha ricevuto il riconoscimento dalle mani del presidente dell’Anpi di Modena, Lucio Ferrari, insieme all’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli. L’assessora, che indossando la fascia da sindaco ha sottolineato “il dovere della gratitudine nei confronti di tutti coloro che si sono adoperati per la Liberazione”, ha donato a Lucia anche copia di “Storia e memoria della Resistenza modenese 1940-1999” (C.Silingardi-M.Montanari) e “Libera ogni gioia. I segni delle cittadine a Modena tra Liberazione e Costituzione 1945-1948” (G.Taurasi-C.Liotti), due libri fotografici dedicati alla Resistenza che Lucia, ha garantito, “guarderà e leggerà con attenzione”. C’erano oggi anche il figlio, Marco Bandieri, insieme alla moglie e al nipote di Lucia, Enea, oltre al personale della struttura che ha accolto l’anziana come una seconda famiglia.

Nata il 12 dicembre del 1923 a Cittanova, Pagliani ha vissuto molti anni in via Barchetta, alla Madonnina, dove si colloca la maggior parte dei suoi ricordi degli anni della Resistenza. Quella che si è svolta nel cortile della residenza per anziani di via Vignolese, oggi, è stata una piccola cerimonia privata, essendo passati ormai troppi anni per avere molti testimoni diretti. Sempre con lucidità, in ogni caso, Lucia ha raccontato di quando “dopo una mattinata passata a lavorare come sarta”, che a lei, sorella maggiore di ‘Siluro’, che giovanissimo salì in montagna coi partigiani, serviva anche “da copertura”, trascorreva poi il resto della giornata “a controllare cosa accadeva in giro, a far circolare informazioni o a fare volantinaggio” insieme al fidanzato, arruolato nella Resistenza. La relazione, tuttavia, finì con la Liberazione e le lasciò una certa amarezza, capace a sua volta di chiuderla nel riserbo per tanti anni. Un silenzio da cui oggi, dunque, Lucia è uscita, commossa, grata e anche un po’ in imbarazzo per “il disturbo che vi siete dati”.

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