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Nasce ‘Insieme’, il progetto di Still I Rise per educare ai diritti umani

ROMA – “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”, dice la premio Nobel per la pace Malala Yousafzai. Ma anche se il mondo non riescono a cambiarlo, un insegnante, un libro e una penna possono sicuramente cambiare la vita di un bambino.

È da questo principio che è nata Still I Rise, l’organizzazione che offre istruzione e protezione ai minori profughi e vulnerabili nei territori più difficili del Pianeta: dal Kenya al Nord Ovest della Siria, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Grecia. Oggi, Still I Rise porta il suo progetto educativo anche in Italia con il progetto Insieme, che a partire da settembre permetterà a istituti scolastici, università, gruppi scout e tutti i contesti di aggregazione giovanile a stimolare pensieri e coscienze, ad ampliare sensibilità ed empatia, e mettersi in gioco affinché i valori dell’accoglienza e dell’inclusione diventino parte attiva del vivere quotidiano.

“Still I Rise è nata dalla necessità di rispondere a un vuoto di sistema e di denunciare la presenza nel mondo di troppi bambini che sono privati del diritto all’istruzione- spiega all’agenzia Dire Rachele Pizzi, coordinatrice del progetto scuole dell’organizzazione- ci impegniamo contro le violazioni dei loro diritti umani e lavoriamo per costruire scuole nei territori dimenticati”.

STILL I RISE NELLE SCUOLE

Due i tipi di scuole su cui lavora Still I Rise: scuole di emergenza e riabilitazione, che hanno l’obiettivo di reintrodurre nella scuola pubblica i bambini, e rispondono ai loro bisogni primari anche in termini di alimentazione e supporto psicologico; e poi le scuole internazionali, che garantiscono formazione di alta qualità a chi non potrebbe permettersela, e offrono gratuitamente il percorso di International Baccalaureate esclusivamente a minori profughi e vulnerabili.

Nel 2024 il modello della scuola internazionale arriverà anche in Italia, mentre a partire dal settembre del 2022, prenderà avvio il progetto ‘Insieme’: un viaggio interattivo per avvicinarsi a temi come la migrazione, l’accoglienza, il lavoro minorile e il diritto all’istruzione. “Abbiamo raccolto le richieste e i suggerimenti che ci sono arrivati in questi due anni di pandemia e li abbiamo organizzati in una proposta formativa che possa portare ragazzi e ragazze a sviluppare nuove competenze- aggiunge Rachele Pizzi- ci piace l’idea che i nostri alunni siano informati sulle privazioni in cui vivono i loro coetanei e che siano quindi preparati ad atti di accoglienza e consapevoli dei loro diritti. Nelle classi italiane troviamo sempre più spesso bambini con esperienze complesse, provenienti per esempio da contesti di guerra, separazioni o perdita di persone care. Siamo convinti che il processo educativo possa salvare”.

IL PROGETTO

Il progetto, interattivo, si sviluppa a partire da una piattaforma. Gli insegnanti e gli enti che vorranno portarlo nelle classi e non solo, potranno accedere a un museo interattivo in cui ogni link è una missione da svolgere. La prima fase del progetto si divide in due momenti: Informare, dedicato agli educatori, dove i docenti troveranno spunti e risorse sull’approccio educativo sviluppato nelle scuole di Still I Rise, e una seconda sezione chiamata ‘Sensibilizzare’, dedicata invece alla condivisione con gli alunni. Dopo questa prima fase, educatori e allievi insieme potranno scegliere di proseguire il percorso, che si snoda in tre proposte: Lettura, con un approfondimento sui libri di Nicolò Govoni, fondatore dell’organizzazione; Fotografia, con l’esposizione in classe della mostra fotografica Through our eyes – Attraverso i Nostri Occhi; e Cittadinanza, che affronta il tema del Diritto all’Istruzione, caposaldo della mission di Still I Rise.

“Abbiamo costruito questo progetto proprio per facilitare nelle classi l’inserimento di tematiche delicate e attuali- continua la coordinatrice formazione esterna di Still I Rise- ci auguriamo che i giovani diventino così attori di un cambiamento. Questo è l’esercizio più importante: prendere spunto dalle esperienze del nostro progetto e trasferirle nel loro territorio, nel loro contesto. Ci piacerebbe che i giovani possano trasferire nel loro contesto territoriale tutto ciò che apprendono nelle aule. Non è necessario andare nel continente africano per cambiare le cose, ciò che conta è lo stimolo al cambiamento, e questo può farlo chiunque”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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