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Musica, Lorenzo Kruger contro la banalità della ‘Singolarità’

ROMA – In casa Woodworm ha fatto il suo ingresso Lorenzo Kruger, un nuovo nome per la label aretina ma anche per un pubblico alla ricerca di chi scrive canzoni che restano. Un esordio per l’artista romagnolo nonostante gli anni trascorsi su e giù dal palco, prima come frontman dei Nobraino e poi come performer eclettico e istrionico tra pezzi inediti e omaggi ai grandi della musica come Conte e De André.

E infatti con ‘Singolarità’ Lorenzo Kruger si afferma cantautore e solista. Il titolo dell’album sembrerebbe dare un senso al nuovo inizio in solo, eppure ognuna delle tracce del disco svela una diversa declinazione della parola. Un titolo che è arrivato per “deduzione”, spiega Kruger ai microfoni dell’Agenzia Dire. L’album è un susseguirsi di canzoni mature, perfettamente parlanti tra loro per sentimento, ragionamento e ‘filosofia’.

Odia la banalità Kruger ma ci scherza anche su, svelandosi e mettendo in rima frasi fatte o i lati peggiori che ognuno tira fuori proprio con chi ama di più. Non sfugge alla sua penna il male del nostro tempo: quell’individualità, paradossalmente la ‘Singolarità’, che spesso ci rende tutti uguali. Riflette sugli stereotipi culturali che troppo spesso ci confondono e sembra condannarsi: “Non c’è di originale niente che faccio o che penso – canta in ‘Copernico’ – mi sento un manichino in mezzo ai manichini”.

Invece questo nuovo inizio lungo dieci brani è lucido e per niente scontato. Abbiamo chiesto a Kruger un invito all’ascolto: “I due singoli che hanno anticipato Singolarità sono ‘Con me low-fi’ e ‘Il calabrone’, però si può iniziare con ‘Chercheur’ e ‘Dio T Benedica’”, ha risposto. E forse non è un caso abbia scelto una canzone dedicata a chi va dove è meno facile e un’altra che sembra rassicurare sulla presenza di un Dio benevolo, capace di esserci nonostante l’ingenuità.
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